Il peso dello scandalo Epstein sulle figlie di York: regali, bonifici e l’ombra dei finanziamenti per Beatrice ed Eugenie

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   L’attenzione, dopo l’arresto del padre, si è progressivamente spostata sulle loro vite, sui loro conti correnti e su chi, negli anni, abbia effettivamente sostenuto il peso del loro stile di vita. Le principesse Beatrice ed Eugenie, figlie di quell’Andrea Mountbatten-Windsor che la polizia ha prelevato da Wood Farm con l’accusa di misconduct in public office, si trovano ora al centro di una bufera giudiziaria e mediatica che rischia di travolgerle, mettendo in discussione non solo la loro partecipazione agli eventi ufficiali – da Royal Ascot sono state escluse, e non saranno le sole -2-6 – ma la provenienza stessa del denaro che ha finanziato i loro matrimoni e le loro esistenze, per anni lontane dai riflettori ma non certo dimesse.

L’ombra dei regali di nozze e le transazioni sospette

Il cuore dell’inchiesta, alimentata dalle rivelazioni contenute nel libro *Entitled* del biografo Andrew Lownie, batte attorno alla natura di alcune donazioni e trasferimenti di denaro che avrebbero come beneficiarie le due sorelle, o che comunque passerebbero attraverso i conti del padre. Lownie, che da anni scava nella rete di relazioni della famiglia York, documenta come figure quantomeno controverse siano state generose con le principesse. Al matrimonio di Eugenie, celebrato nel 2018 a Windsor, partecipò Tarek Kaituni, un trafficante di armi libico successivamente condannato, il quale aveva già regalato alla principessa una collana di diamanti del valore di diciottomila sterline per il suo ventunesimo compleanno. Ma è il caso di un bonifico di settecentocinquantamila sterline, finito sul conto personale del principe Andrea nel 2019, a sollevare i maggiori interrogativi: secondo quanto ricostruito, la somma sarebbe stata inviata dalla milionaria turca Nebahat Isbilen e sarebbe stata destinata, per volontà del padre, a coprire le spese del matrimonio di Beatrice, celebrato pochi mesi dopo.

Gli imprenditori, le cause legali e i rapporti con la duchessa

La rete di relazioni professionali e personali si infittisce ulteriormente quando si osservano le connessioni con la madre, Sarah Ferguson. Imprenditori come Johnny Hon, presente alle nozze di Eugenie, avevano legami commerciali con la duchessa, nominata direttrice non esecutiva di una sua società. La collaborazione finì in una causa legale con investitori cinesi, sollevando dubbi sull’uso dei fondi aziendali, spesi in parte per incontri con la stessa Ferguson. Le carte giudiziarie di una causa civile intentata dalla signora Isbilen contro l’uomo d’affari Selman Turk hanno poi portato alla luce ulteriori passaggi di denaro: attraverso una società riconducibile a Turk, Alphabet Capital, sarebbero stati effettuati pagamenti non solo ad Andrea e Sarah, ma anche direttamente a Eugenie, con causali generiche come “regalo di compleanno” o un bonifico di diecimila sterline che la principessa avrebbe giustificato come assistenza per una festa a sorpresa per la madre.

L’esclusione dalla vita pubblica e i rapporti in famiglia

In questo clima, la decisione di Palazzo di allontanare Beatrice ed Eugenie dagli eventi ufficiali appare come una misura precauzionale dettata dalla necessità di blindare l’immagine della monarchia. La comunicazione che non sarebbero state le benvenute al Royal Ascot del 2026, dove tradizionalmente prendevano posto nel Royal Box, avrebbe colto di sorpresa le dirette interessate, in particolare la maggiore delle due. Fonti vicine alla casa reale riferiscono di un crescente disagio da parte del principe e della principessa del Galles, che avrebbero spinto per mantenere le cugine a distanza, specialmente dopo che le stesse avrebbero rifiutato la proposta di sottoporre i propri investimenti a una verifica etica. La preoccupazione, peraltro già sollevata in passato, è che le sorelle possano aver beneficiato, anche inconsapevolmente, della rete di conoscenze e dei flussi di denaro gestiti dai genitori e dai loro discutibili consulenti finanziari.

Le verifiche sugli enti di beneficenza e le frequentazioni

Nel frattempo, l’attenzione si estende anche alle attività filantropiche. La Charity Commission, l’autorità di regolamentazione britannica, ha confermato di stare valutando elementi preoccupanti riguardo alle spese dell’Anti-Slavery Collective, l’organizzazione benefica fondata da Eugenia. Un esame che potrebbe rivelare ulteriori incongruenze in un quadro già complesso. Mentre il padre attende gli sviluppi delle indagini penali che lo vedono coinvolto, le figlie si trovano a dover fare i conti con un’eredità ingombrante, fatta di frequentazioni pericolose e di una gestione delle risorse economiche che ora, pezzo dopo pezzo, viene messa sotto la lente degli inquirenti e dell’opinione pubblica. La loro assenza dalle prossime celebrazioni reali, lungi dall’essere una semplice questione di protocollo, segna una distanza siderale da quella vita di corte che, forse, non potranno più frequentare.

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