Filippo Conca, il tricolore che piange e sogna il ritorno nel grande ciclismo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quando Filippo Conca, stremato, è crollato sull’asfalto di Gorizia dopo aver vinto il titolo italiano élite, quelle lacrime non erano solo di gioia. Erano il segno di un percorso accidentato, di sacrifici rimasti a lungo senza risposta. “È per colpa di tutto quello che ho passato a causa di ’sto ciclismo”, ha mormorato, in un momento che ha rivelato più di qualsiasi dichiarazione preparata. La sua vittoria, ottenuta con la maglia dello Swatt Club – una realtà amatoriale capace di umiliare team professionisti – ha ridisegnato i contorni di un movimento spesso accusato di crisi.

Quella di Conca, lecchese classe ’98, non è solo la storia di un atleta che riconquista la luce dopo anni di buio. Dopo l’esordio nel World Tour con la Lotto Soudal nel 2021 e due stagioni con la Q36.5, si era ritrovato senza contratto a fine 2024, quasi dimenticato. Ora, però, il tricolore sulla maglia potrebbe aprirgli le porte di un ritorno al vertice. Due squadre della massima categoria, tra cui l’australiana Jayco AlUla guidata da Brent Copeland, lo avrebbero già nel mirino. Un’opportunità che suona come riscatto, per un corridore che ha dimostrato di saper soffrire e rialzarsi.

Intanto, la sua impresa ha acceso i riflettori sullo Swatt Club di Carlo Beretta, un progetto che sfida la logica del ciclismo moderno, dominato da budget stellari e strutture iper-tecnologiche. Quella di domenica scorsa è stata una vittoria che ha ricordato come, a volte, il coraggio e la determinazione possano ribaltare i pronostici. Senza bisogno di enfasi, Conca e il suo team hanno scritto una pagina inattesa, mentre il mondo guardava altrove, verso il Tour de France

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