Tensione nei cieli della Nato dopo le incursioni aeree russe
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Redazione Esteri
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La richiesta di consultazioni avanzata dall’Estonia, in seguito alla violazione del proprio spazio aereo da parte di tre caccia russi Mig-31, porta direttamente sul tavolo del Consiglio Atlantico una questione di sicurezza collettiva che rievoca i momenti più freddi della guerra fredda. Tallin ha fatto appello all’articolo 4 del Trattato Nord Atlantico, il meccanismo che viene attivato quando un membro dell’Alleanza percepisce una minaccia alla propria integrità territoriale o alla sicurezza nazionale. I velivoli di Mosca, capaci di trasportare missili ipersonici Kinzhal, hanno sorvolato per circa dodici minuti il territorio estone volando a radio spenta e senza aver ottenuto alcuna autorizzazione, un gesto considerato una provocazione deliberata che ha immediatamente innescato la procedura di risposta da parte della Nato.
In questo scenario di crescente allarme, che vede droni e aerei militari russi spingersi ripetutamente anche sui cieli di Polonia e Romania, le reazioni dei partner occidentali si sono divise tra una linea dura e un invito alla cautela. Da un lato, paesi come il Regno Unito – il cui ministro degli Esteri Yvette Cooper ha parlato di "azioni sconsiderate" che rischiano un conflitto armato diretto – e diverse nazioni dell’Europa orientale chiedono misure più decise, arrivando a ipotizzare l’abbattimento non solo dei droni ma anche dei velivoli con equipaggio che violino lo spazio aereo. Dall’altro lato, l’Italia – pur partecipando attivamente alle operazioni di sorveglianza – ha mantenuto un profondo più prudente, sottolineando la necessità di evitare un’escalation che nessuno desidera.
Proprio l’Italia ha avuto un ruolo operativo cruciale nell’episodio estone. Il 19 settembre, infatti, due caccia F-35 dell’Aeronautica Militare sono decollati dalla base di Ämari per intercettare i Mig-31. Non si tratta di un’attività inedita per i piloti italiani, che già nel 2015 furono coinvolti nell’intercettazione di un Sukhoi Su-24 russo nei cieli turchi, un episodio che si concluse poi con l’abbattimento del velivolo da parte delle forze di Ankara. Questa continuità operativa dimostra come il dispositivo della Nato sia costantemente allertato per monitorare e contrastare le attività di avvicinamento potenzialmente ostili, un compito divenuto ancor più delicato dopo l’invasione russa dell’Ucraina.




