La famiglia nel bosco, possibile stop alle videochiamate tra Catherine e i figli: “Li innervosiscono”. La difesa: “Trattata come una strega”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ultima, dolorosa crepa nel già precario equilibrio che tiene legata Catherine Birmingham ai suoi tre bambini potrebbe essere rappresentata dalla sospensione delle videochiamate, l’unico contatto visivo e vocale rimasto dopo che un’ordinanza del Tribunale dei minorenni dell’Aquila ne ha disposto l’allontanamento dalla casa famiglia di Vasto. A sollevare il velo su questa possibilità è stata la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, la quale, attraverso un post pubblicato sui suoi canali social, ha denunciato che si starebbe valutando l’ipotesi di interrompere queste comunicazioni a distanza. Il motivo, qualora se ne legga la ratio nelle relazioni degli operatori della struttura che ospita i minori, risiederebbe nell’effetto controproducente che tali chiamate produrrebbero sullo stato d’animo dei piccoli Trevallion, i quali, al termine della conversazione con la madre, manifesterebbero segni di agitazione e inquietudine.

La presa di posizione della Garante, del resto, non arriva isolata e si inserisce in un quadro di crescente attrito tra le autorità giudiziarie e coloro che, invece, vedono nella separazione forzata un trauma ulteriore. Terragni, che solo una settimana fa aveva visitato i minori nella struttura che li accoglie, aveva già avuto modo di esprimere tutto il suo dissenso per un provvedimento che definisce lesivo del legame materno, e ora rilancia: l’agitazione dei bambini, spiega, è la naturale conseguenza di un contatto virtuale che non può sostituire la fisicità di un abbraccio, una privazione che non può che generare sconforto e frustrazione in figli già provati da mesi di sradicamento dalle loro abitudini di vita.

Sul fronte opposto, a sostegno delle scelte del tribunale, emergono però particolari che dipingerebbero un quadro di criticità proprio in occasione di queste comunicazioni. Stando a quanto riportato da alcuni estratti della relazione stilata dalla psicologa della casa famiglia, e di cui ha dato conto la stampa nazionale, le videochiamate con la madre sarebbero tutt’altro che momenti sereni. La professionista avrebbe annotato episodi specifici, come quello occorso al bimbo più piccolo il quale, dopo una chiamata serale, sarebbe stato trovato dalla educatrice completamente bagnato, con lenzuola e trapunte intrise d’acqua, un episodio che ha richiesto un lungo e paziente lavoro di contenimento emotivo e rassicurazione per permettergli di riaddormentarsi. Non solo: nei resoconti degli assistenti sociali si fa riferimento a un approccio materno ritenuto non adeguatamente rassicurante, fatto di domande insistenti sulla sicurezza e sul cibo che, a loro dire, finirebbero per turbare i figli, i quali talvolta arriverebbero persino a mentire pur di chiudere l’argomento.

La nuova sistemazione a Palmoli e le accuse della difesa

Mentre il destino dei contatti virtuali è appeso a un filo, la vicenda si intreccia con un tentativo di ricomposizione familiare che procede a rilento su un altro versante. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha messo a disposizione di Nathan Trevallion, il padre, un alloggio recentemente ristrutturato, l’ex casa del custode del campo sportivo, con l’intenzione di creare un luogo dove la famiglia possa riunirsi nell’attesa che la giustizia si pronunci sul loro futuro. Nathan, che secondo le relazioni dei servizi sociali viene descritto come figura più mediatrice e in grado di rasserenare gli animi, potrebbe ottenere l’affidamento dei figli e trasferircisi, con la possibilità che anche Catherine possa andare a vivere lì in un secondo momento, anche qualora non le venisse riaffidata la potestà genitoriale.

Parallelamente a questi sviluppi logistici, la battaglia legale si fa aspra e assume toni che evocano pagine buie della storia. Gli avvocati che assistono la coppia, Femminella e Solinas, nell’atto di opposizione depositato contro l’ordinanza di allontanamento, hanno infatti puntato il dito contro quella che definiscono una vera e propria “caccia alle streghe” ai danni di Catherine. Nel ricorso, i legali denunciano un atteggiamento pregiudizievole e ostile da parte dell’assistente sociale e della psicologa della casa famiglia, le quali avrebbero tratteggiato un profilo della donna basato su stereotipi e sospetti, paragonando il trattamento riservatole a quello descritto nel “Malleus Maleficarum”, il martello delle streghe, il celebre trattato del Quattrocento che istruiva i giudici su come riconoscere e perseguitare le presunte streghe.

Il confronto aspro tra la Garante e i servizi sociali

A rendere ancora più tesa l’atmosfera attorno al caso, che ormai da mesi tiene banco sulle pagine dei giornali e nei talk show, contribuisce il braccio di ferro istituzionale tra la stessa Marina Terragni e i servizi sociali coinvolti nella gestione dei minori. La Garante, dopo la sua visita ai bambini, aveva avuto modo di sottolineare pubblicamente il loro disagio, parlando di una “notevole agitazione psicomotoria” e di un atteggiamento di “paura e diffidenza” verso gli estranei, sintomi, a suo avviso, di un evidente trauma ripetuto. Una valutazione che si scontra frontalmente con le posizioni di chi, invece, ritiene necessario mantenere la linea della separazione per tutelare i minori da quelle che vengono considerate influenze negative.

Il clima si è ulteriormente surriscaldato quando l’avvocata Maria Pina Benedetti, in rappresentanza dell’Ambito sociale che segue il caso, aveva dichiarato che la Garante non avesse incontrato l’assistente sociale per sua scelta. Una ricostruzione seccamente smentita da Terragni, la quale, in una replica all’ANSA, ha parlato di “balle” e ha chiarito che fu l’operatrice a non rendersi disponibile a un colloquio, al punto che lei stessa dovette procurarsi il contatto telefonico per altre vie, non avendolo ricevuto dai servizi. Uno scambio di accuse che certifica la completa rottura della comunicazione tra le parti che, almeno sulla carta, dovrebbero cooperare per il benessere dei tre bambini, finiti loro malgrado al centro di una vicenda giudiziaria e mediatica che sembra non trovare pace.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.