La trattativa del padre del bosco per riabbracciare i figli: un incontro riservato cambia la strategia processuale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ci sarebbe stato un momento, giovedì mattina, in cui qualcosa potrebbe essere cambiato nella lunga e complicata storia della famiglia che per mesi ha vissuto ai margini di un bosco nell’entroterra abruzzese senza energia elettrica, acqua e servizi igienici. Non un annuncio ufficiale, né tantomeno una conferenza stampa, ma un incontro riservato, preparato lontano da sguardi e polemiche, che potrebbe aprire una strada nuova. Il protagonista è il padre inglese dei tre bambini al centro del caso che da mesi agita la provincia di Chieti. Giovedì, per la prima volta da giorni, l’uomo non si è presentato all’incontro quotidiano con i figli nella casa protetta di Vasto, e quell’assenza insolita ha fatto capire a chi segue la vicenda che qualcosa stava accadendo altrove.

L’appuntamento, durato quasi tre ore, si è svolto a Monteodorisio, presso la sede dell’ECAD, l’agenzia dei servizi sociali che segue il nucleo. Nathan Trevaillon ha incontrato l’assistente sociale Veruska D’Angelo, figura finora aspramente criticata dalla moglie Catherine, e la Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis. Un colloquio che il padre avrebbe accettato nel tentativo di provare a riunire genitori e bimbi, dal 20 novembre 2025 divisi dall’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila che ha sospeso la potestà genitoriale a lui e alla moglie. Secondo quanto riferito dai presenti, l’atteggiamento dell’uomo in quell’ufficio sarebbe stato diametralmente opposto rispetto alle settimane passate, mostrando una disponibilità totale verso le indicazioni del Tribunale. Un segnale, questo, che potrebbe influenzare il corso della vicenda giudiziaria, specialmente in un momento in cui i legali della coppia avevano precedentemente depositato un esposto contro la stessa assistente sociale, rea ai loro occhi di essersi mostrata “ostile” e non imparziale.

La nuova casa e l’apertura alla scuola: i nodi concreti del cambiamento

Il primo segnale concreto di questa inversione di rotta riguarda la dimensione abitativa e il futuro educativo dei minori. A fine mese scade il comodato d’uso del casolare che un imprenditore locale aveva messo a disposizione della famiglia, ma a inizio aprile Nathan Trevaillon si trasferirà in un appartamento comunale a Palmoli, situato tra lo stadio e la scuola del paese. Tre stanze e un bagno, poco più di settanta metri quadrati recentemente ristrutturati e alimentati da energia fotovoltaica: un luogo semplice ma stabile che il padre ha voluto visitare subito dopo l’incontro, chiamando personalmente il sindaco Giuseppe Masciulli.

Proprio la scuola rappresenta un altro punto decisivo del nuovo percorso che il padre avrebbe accettato. Dopo mesi di vita ai margini e di resistenze, l’uomo ha accolto la prospettiva che i figli vengano seguiti da una pediatra, compresi i cicli vaccinali, e che da settembre vengano iscritti in una scuola pubblica. Una scelta che comporta necessariamente una valutazione propedeutica per colmare il divario educativo accumulato negli ultimi anni, ma che segna un’inversione di tendenza rispetto alla pregressa diffidenza verso le istituzioni. Va ricordato che in precedenza l’Ufficio scolastico regionale era già stato attivato per trovare una soluzione, con l’ipotesi di un inserimento nel plesso pubblico dell’Incoronata, vicino alla struttura che ospita i bambini, nonostante qualche tentativo di proporre soluzioni alternative.

Il disagio dei bambini e l’assenza dell’assistente sociale

Mentre il padre tesse questa trama di possibile riavvicinamento, la Garante nazionale per l’infanzia, Marina Terragni, ha fatto visita ai piccoli nella casa-famiglia di Vasto, tracciando un quadro preoccupante del loro stato emotivo. Malgrado l’appuntamento fosse stato fissato, Veruska D’Angelo non si è presentata all’incontro con la Garante, un’assenza che ha sollevato piú di un interrogativo. “Ho incontrato i bambini Trevallion – ha dichiarato Terragni – stanno fisicamente bene ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei, rivela un disagio evidente che non sorprende visti i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti, ultimo l’improvvisa separazione dalla madre che ha vissuto con loro questi quasi quattro mesi nella casa-famiglia”.

La Garante ha sottolineato come vi sia una sproporzione evidente tra le problematiche riscontrate nella famiglia e la decisione di sradicare i bambini dalle loro abitudini di vita, aggiungendo che la radice di questa sproporzione risieda nel sostanziale fallimento del progetto elaborato dai servizi sociali, spesso poco formati per gestire situazioni cosí delicate e complesse come quella della coppia anglosassone, con annesso gap linguistico e culturale. Un’analisi, la sua, che si concentra sulla necessità che lo Stato non si ponga come antagonista, ma come figura di supporto, capace di entrare nel ménage familiare per correggere la rotta.

La separazione forzata dalla madre e i possibili incontri futuri

Nel frattempo si prova ad allentare anche la distanza tra la madre Catherine Birmingham e i bambini. La donna era stata allontanata dalla struttura venerdì scorso a causa dei suoi atteggiamenti giudicati ostili, e il padre avrebbe scelto di non dirle nulla dell’incontro di giovedì, forse per timore di compromettere il delicato equilibrio che si sta faticosamente costruendo. I servizi sociali stanno ora valutando la possibilità di consentire incontri in presenza tra la madre e i piccoli, oltre ai collegamenti online giá attivi, sebbene per il momento i tre bambini resteranno nella casa di accoglienza di Vasto.

Tre relazioni e il parere della garante regionale sarebbero favorevoli a questa soluzione che prevede una graduale ripresa dei contatti, ma servirà una nuova ordinanza dei giudici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila per renderla operativa. Una vicenda, questa, che continua a dipanarsi tra aule di tribunale, uffici dei servizi sociali e le vite spezzate di tre bambini che, come ha osservato la Garante nazionale, rischiano di uscire da questa esperienza profondamente traumatizzati, a meno che non si riesca a trovare una mediazione rapida che tenga conto dei tempi dell’età evolutiva, che non sono certo quelli della burocrazia giudiziaria.

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