L’incapacità processuale di Innocenti e la rabbia della sorella di Eleonora Guidi
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Redazione Interno
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Un anno esatto è passato da quel mattino dell’8 febbraio 2025 quando, nella cucina dell’appartamento di Rufina dove vivevano, Lorenzo Innocenti ha ucciso Eleonora Guidi con ventiquattro coltellate inferte mentre lei, probabilmente, stava preparando il caffè; e a un anno di distanza, il processo per quel femminicidio – commesso peraltro davanti agli occhi del loro bambino di appena un anno e mezzo – non è ancora potuto iniziare. La ragione, spiegano i periti nominati dal giudice per le indagini preliminari Alessandro Moneti, risiede nelle condizioni neurologiche in cui versa oggi l’architetto trentasettenne, chiare conseguenze del grave trauma cranico riportato gettandosi dal terrazzo di casa, un gesto estremo tentato subito dopo l’omicidio e che doveva portarlo al suicidio. Invece Innocenti, dopo essere stato in coma, si è risvegliato in un ospedale – dove ancora si trova, al momento ricoverato nel reparto di Ponte a Niccheri senza alcuna restrizione – con un quadro clinico complesso, descritto dai consulenti del giudice, lo psichiatra Rolando Paterniti, la neurologa Antonella Notarelli e il medico legale Beatrice Defraia, come una «sindrome del lobo centrale», una patologia che compromette le funzioni cognitive e che si traduce, nella vita quotidiana, in amnesie profonde, deficit del linguaggio e notevoli difficoltà di ragionamento.
I «non ricordo» di Innocenti e la diagnosi dei periti
Quando l’uomo, nei mesi scorsi, è comparso davanti al gip, ha dichiarato di non serbare alcuna memoria di quanto accaduto in quella frazione di tempo che gli è costata la vita che conduceva e, soprattutto, è costata la vita alla sua compagna; anzi, al risveglio dal coma era convinto di trovarsi in ospedale per un banale infortunio sugli sci, episodio realmente accaduto mesi prima e che lui, evidentemente, confondeva con la realtà presente. Gli esperti, nella loro relazione, parlano di amnesia post-traumatica, una condizione per cui i ricordi più recenti – quelli che includono l’intera relazione con Eleonora e i giorni precedenti il delitto – sono stati completamente cancellati, mentre sono preservati quelli più remoti, creando uno iato temporale incolmabile. Le immagini diagnostiche, scrivono i periti, mostrano una sofferenza neurologica diffusa, specialmente a carico delle strutture del lobo frontale, e questo spiega non solo i deficit cognitivi ma anche una risposta affettiva spesso incongruente, una piattezza emotiva che stride con la ferocia del gesto di cui è stato autore e che i familiari della vittima faticano ad accettare come autentica.
La rabbia della famiglia e il parere dei consulenti di parte
«Vergogna, immensa vergogna», ha ripetuto più volte Elisabetta, sorella di Eleonora, raccogliendo in queste parole lo sconcerto e la frustrazione di una famiglia che vede allontanarsi, mese dopo mese, la possibilità di un confronto processuale e, con esso, l’idea stessa di una giustizia che tarda ad arrivare. Per i periti del giudice, Innocenti non è nemmeno socialmente pericoloso, un passaggio, quest’ultimo, che ha scatenato l’indignazione dei parenti della vittima e delle sue amiche più strette, Lara Cannoni e Monia Bonucci, le quali hanno scritto all’assessora regionale Cristina Manetti per denunciare quella che percepiscono come una sostanziale impunità. Di segno diametralmente opposto è la relazione dei consulenti della famiglia Guidi – il neurologo Sandro Sorbi, il medico legale Aurelio Bonelli e lo psichiatra Stefano Berrettini – i quali, sottolineando come Innocenti non avesse alcuna patologia psichiatrica nota prima dell’omicidio, dipingono un quadro radicalmente diverso: quello di un soggetto capace di una ferocia inaudita e, pertanto, da considerarsi estremamente pericoloso, contrariamente a quanto stabilito dalla perizia d’ufficio.
Il nodo giudiziario e la situazione del figlio della coppia
La perizia depositata dai tre esperti del tribunale, che sarà discussa nell’udienza fissata per il 25 marzo, non chiude definitivamente la questione, anzi lascia aperto uno spiraglio: gli stessi medici, pur confermando l’attuale incapacità di stare in giudizio, non escludono che un percorso neuroriabilitativo mirato della durata di almeno dodici mesi possa portare a miglioramenti significativi, motivo per cui hanno raccomandato una rivalutazione tra un anno. Per il momento, quindi, il procedimento penale a carico di Innocenti – accusato di omicidio volontario aggravato – resta sospeso, in attesa di capire se la sua mente potrà mai fare ritorno da quel vuoto in cui è sprofondata. Nel frattempo, la famiglia di Eleonora si trova a dover affrontare anche un’altra battaglia, quella per l’affidamento del bambino che ha assistito alla scena e che ora, orfano della madre, aspetta che si definisca il suo futuro, mentre l’uomo che gli ha portato via la mamma vive in ospedale, tra i «non ricordo» e i silenzi di una mente che forse, un giorno, potrebbe tornare a ricordare tutto.




