Il casolare torna a essere il rifugio di Catherine e Nathan: la ‘famiglia nel bosco’ rientra tra le mura contese in attesa di riabbracciare i tre figli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia anglo-australiana che ha visto la propria esistenza sconvolta da un provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, hanno varcato nuovamente la soglia del casolare nel bosco di Palmoli. Dopo una settimana, come si apprende da fonti vicine alla vicenda, il rientro nella struttura di proprietà – quella stessa che era stata giudicata inadeguata per ospitare i loro tre bambini – segna una tappa significativa di un percorso giudiziario che, ormai da cinque mesi, tiene lontani i figli dalla loro casa. Scaduto il contratto di locazione che li aveva visti temporaneamente ospiti di un bed & breakfast, i genitori hanno deciso di fare ritorno tra quelle mura dove tutto ebbe inizio, avviando contestualmente quegli interventi di ristrutturazione che il tribunale aveva posto come condizione imprescindibile per un futuro ricongiungimento.

La casa del Comune resterà vuota, nell’attesa che diventi un nido familiare

Nonostante l’amministrazione di Palmoli abbia concesso in comodato gratuito un alloggio – moderno, arredato e situato a pochi passi dal campo sportivo – i genitori hanno assunto una posizione netta riguardo al trasferimento. Quell’abitazione, pur essendo perfettamente funzionante e pronta a ospitarli, non verrà calpestata dai piedi di Nathan e Catherine finché i piccoli non saranno con loro. Si tratta di una scelta dettata dalla volontà di ricostruire l’unità familiare solo quando i giudici daranno il via libera al ricongiungimento; nel frattempo, Nathan ha già iniziato a trasportare nella nuova dimora alcuni effetti personali e giochi, preparando con cautela l’ambiente che dovrebbe accogliere la bambina di 8 anni e i gemelli di 6. I lavori di ristrutturazione del vecchio casolare, seguiti da un’architetta pescarese, procedono intanto verso il completamento: una prova tangibile dell’impegno profuso dalla coppia per adeguare gli spazi alle prescrizioni dell’autorità, che aveva sollevato criticità legate all’igiene e all’abitabilità dell’immobile in cui vivevano immersi nella natura.

Il silenzio della Corte d’Appello e il dolore della separazione quotidiana

La vita nella cascina oggi è radicalmente diversa rispetto al passato, quando era animata dalle voci dei bambini, dagli animali da cortile e dal ritmo dell’home schooling. La madre, Catherine, non vede i suoi figli in presenza da circa un mese e mezzo: un distacco consumatosi il 6 marzo scorso, quando un’ordinanza del Tribunale per i minorenni l’ha allontanata dalla casa famiglia di Vasto dove risiedeva con loro. Accusata di essere «ostativa e non rispettosa delle regole interne», la relazione tra la donna e la struttura è giunta a un punto di rottura tale che il personale aveva segnalato episodi di tensione, descrivendo un clima che i giudici hanno valutato come pregiudizievole per l’equilibrio emotivo dei minori. Al momento, a Catherine sono concesse solo videochiamate – due alla settimana – mentre Nathan può recarsi quotidianamente in struttura per vedere i piccoli; una disparità che i legali della coppia hanno definito «ingiuriosa» nei recenti atti depositati in Corte d’Appello, dove si attende ancora la pronuncia dei giudici sul reclamo presentato per ottenere il rientro dei bambini.

Il delicato stato psicologico dei minori e le valutazioni tecniche in corso

Gli avvocati di Nathan e Catherine hanno più volte insistito, nelle memorie difensive, sul trauma che la separazione prolungata sta causando ai tre fratelli, descrivendo episodi di regressione comportamentale e forti sofferenze emotive nella fase dell’addormentamento. A complicare ulteriormente il quadro, c’è l’attesa per la relazione della consulente tecnica d’ufficio, Simona Ceccoli, nominata per valutare le condizioni psicologiche dei bambini (e forse anche dei genitori) dopo le perizie effettuate nei giorni scorsi. Il deposito di questa documentazione, insieme al verdetto della Corte d’Appello, rappresenta la variabile decisiva che potrebbe sbloccare l’impasse, portando finalmente al trasferimento della famiglia nell’alloggio comunale o, chissà, al ritorno definitivo nel casolare ristrutturato. Fino ad allora, quella casa nel bosco resterà popolata solo dai ricordi e dal lavoro di una coppia che, a passo lento, cerca di riannodare i fili di un’esistenza interrotta.

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