Famiglia nel bosco, la madre non potrà riabbracciare i figli in struttura: il ricorso è stato dichiarato improcedibile
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Redazione Interno
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Il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha chiuso ogni spiraglio, per il momento, al ritorno di Catherine Birmingham nella casa famiglia di Vasto dove risiedono i suoi tre figli. I giudici, chiamati a pronunciarsi sul reclamo presentato dai difensori della donna contro un’ordinanza risalente allo scorso 6 marzo, ne hanno infatti dichiarato l’improcedibilità, rigettando sostanzialmente ogni richiesta della difesa. In pratica, l’allontanamento della madre – che era stata inizialmente ospitata nella stessa struttura protetta dove i bambini si trovano da oltre sei mesi, per poi esserne allontanata – diventa una decisione definitiva in questa fase del procedimento. Quel provvedimento di marzo, lo si ricorderà, aveva in origine disposto il trasferimento anche dei minori in un’altra comunità; un’eventualità poi rientrata, con il tribunale che ha invece confermato la loro permanenza nell’attuale sede, ma a una condizione precisa: senza la presenza della madre.
Il ricorso della mamma Catherine che non potrà vivere con i figli
La vicenda processuale si intreccia inevitabilmente con le vicende umane: proprio mentre i giudici aquilani sancivano il fallimento del tentativo legale di riunificazione, la figlia più piccola della coppia veniva dimessa dall’ospedale di Vasto. La bambina, come si leggeva in un bollettino della Asl Lanciano Vasto Chieti, era stata ricoverata oltre una settimana fa a causa di una patologia respiratoria di probabile origine virale. Ora, tornata in buona salute, ha fatto rientro nella comunità che già accoglie i suoi fratelli, quella stessa casa famiglia dove Catherine Birmingham non potrà più entrare se non come visitatrice esterna, presumibilmente secondo le regole restrittive già imposte per gli incontri. Un’assenza pesante, quella della figura materna che gli stessi servizi avevano inizialmente cercato di preservare per rendere meno traumatico il distacco, ma che i giudici hanno giudicato incompatibile con il sereno andamento del percorso di accoglienza.
Lo strappo dei vecchi legali e l’ingresso di Simone Pillon
Proprio nel giorno in cui il tribunale rendeva nota la decisione, il fronte legale della famiglia subiva una scossa tellurica. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas hanno annunciato la rinuncia al mandato, una decisione che hanno motivato con poche, secche parole: «non c’era una visione comune» con i loro assistiti. I due legali, che difendevano la coppia da novembre -10, seguono così l’esempio del primo difensore, Giovanni Angelucci, che già un anno fa aveva gettato la spugna per divergenze insormontabili. Al loro posto, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion hanno scelto Simone Pillon. Il nuovo legale, ex senatore della Lega ed esperto di diritto di famiglia – noto per le sue battaglie contro la legge Zan e per le posizioni sul Family Day -5 – ha già chiesto alcuni giorni per studiare la mole di carte prima di delineare una strategia difensiva. Con Pillon, ha raccontato chi segue la vicenda, si consuma un’ulteriore torsione politica del caso: se i primi difensori erano comunque espressione di un certo establishment giuridico locale, l’innesto dell’ex parlamentare leghista – avvenuto a stretto giro da un incontro tra la coppia e Matteo Salvini -2 – rischia di trasformare una battaglia giudiziaria in una bandiera politica, al di là delle intenzioni dichiarate.
Le carte sul tavolo dei giudici dopo le dimissioni della piccola
Mentre la piccola si riprendeva e i legali cambiavano, la macchina giudiziaria non si è fermata. L’ordinanza che conferma l’allontanamento della madre poggia su un’impalcatura di perizie e relazioni sociali che i precedenti avvocati avevano tentato di smontare senza successo. L’istruttoria aveva descritto una madre poco collaborativa con gli operatori della struttura -7, e la decisione del tribunale sembra aver recepito questa valutazione di incompatibilità ambientale. Il nuovo team difensivo, tuttavia, ha già annunciato di voler depositare una sa controperizia – si parla di centinaia di pagine -2 – firmata da esperti di fiducia della coppia, per tentare di scardinare il giudizio di inadeguatezza della genitorialità espresso dai consulenti del tribunale. Una sfida complessa, quella di Pillon, che si trova a ereditare un dossier in cui le sconfitte giudiziarie si accumulano da mesi mentre i figli crescono lontani dai genitori, nel silenzio di una struttura protetta che accoglie i loro corpi ma non riese a colmare l’assenza dei loro riferimenti affettivi primari.




