Il Giro d’Italia torna a Cosenza dopo 37 anni, tra scuole chiuse e festa in viale Trieste
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Redazione Sport
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Lo schiocco del bacio che si ascolterà tra poche ore a Cosenza – quello del primo arrivo di tappa “italiano” della centonovesima edizione – avrà un sapore particolare, quasi archeologico, per chi ricordi ancora il 24 maggio 1989. Quel giorno, in una Penisola ancora divisa dal Muro di Berlino (caduto solo pochi mesi più tardi) e con la Prima Repubblica ancora in piedi, fu lo svizzero Rolf Jarmann a imporsi sulla Scilla-Cosenza. La maglia rosa, allora, rimase addosso a Silvano Contini. Ora, a distanza di trentasette anni esatti dall’ultima volta, la carovana rosa torna a fissare un arrivo in riva al Crati, e lo fa con un intero pomeriggio di festa annunciata. Le scuole resteranno chiuse, e viale Trieste si prepara a un abbraccio collettivo che nemmeno l’azzurro della nazionale – di sicuro non dopo l’ennesima mancata qualificazione mondiale – è riuscito a regalare in tempi recenti.
Da Catanzaro a Cosenza, tappa breve ma insidiosa
La ripresa odierna, dopo il trasferimento dalla tappa di Sofia, parte proprio da Catanzaro. Solo centotrentotto chilometri, un percorso apparentemente contenuto ma tutt’altro che semplice, che i corridori affronteranno a partire dalle quattordici. Le squadre, atterrate in Calabria domenica sera, hanno vissuto un vero e proprio tour de force logistico: tutti sui pullman, poi voli charter verso Lamezia Terme, arrivo intorno alle ventidue. In una fase difficile per il traffico aereo, il ciclismo si conferma un circo viaggiante – come molti dei suoi forzati ripetono senza troppi giri di parole – e chi non l’ha mai provato, dicono da dentro, farebbe meglio a trattenersi dal giudicare.
L’abbraccio di due città e il respiro del Sud
Non si tratta soltanto di sport. Catanzaro e Cosenza, punti di partenza e di arrivo di questa frazione che riporta la Calabria nella corsa rosa dopo quattro anni di assenza, vivono una sorta di riscatto collettivo. La processione laica del Giro, con la sua lunga e imprevedibile liturgia su due ruote, riesce laddove altre cerimonie patinate falliscono: unisce generazioni diverse, nonni e nipoti, senza bisogno di retorica. Il rosa di una maglia vale forse più dell’azzurro di una nazionale che ha fallito la qualificazione al terzo Mondiale di fila, almeno a giudicare dall’entusiasmo che si respira sui lungomari e nei vicoli del centro storico.
Il Giro NextGen 2026 già nel mirino, interamente al Sud
E mentre la corsa rosa degli uomini grandi attraversa la regione, già si guarda al futuro prossimo. Il Giro d’Italia NextGen 2026 – la versione riservata agli Under 23, in programma dal 14 al 21 giugno – avrà una caratteristica inedita: attraverserà sei regioni del Centro-Sud, ovvero Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo. Milleottantadue chilometri e quasi quindicimila metri di dislivello complessivo, un tracciato disegnato per esaltare tanto i velocisti puri quanto gli uomini di classifica. Un segnale chiaro, che non necessita di interpretazioni: il Sud torna al centro della geografia ciclistica italiana, senza più bisogno di chiedere permesso.




