Roddick attacca Kyrgios: "Ipocrita! Prima aizzi gli haters contro Sinner, poi chiedi comprensione"
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Redazione Sport
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Il boomerang, si sa, ha un brutto vizio: prima o poi torna indietro. E stavolta Nick Kyrgios rischia di ritrovarsi proprio sulla traiettoria delle parole che aveva lanciato con forza contro gli altri; le sue dichiarazioni durissime sui casi di positività ai controlli doping, da Sinner a Swiatek, oggi gli si sono rivolte contro dopo la vicenda della sua positività alla cocaina, resa nota dall’Itia nei giorni scorsi. A rompere il silenzio, questa volta, è stato Andy Roddick, ex numero uno del mondo e oggi opinionista, che ha definito l’atteggiamento dell’australiano quantomeno ipocrita.
L’ex campione statunitense ha sottolineato come Kyrgios, dopo aver passato mesi ad alimentare il dibattito e a scagliarsi contro Jannik Sinner e Iga Swiatek, quasi istigando il pubblico a considerare colpevoli i colleghi prima ancora delle sentenze, ora si presenti con un tono dimesso e chieda comprensione per un errore tutto personale.
La vicenda, che ha scosso il mondo del tennis negli ultimi giorni, ha riacceso un dibattito antico su etica sportiva e coerenza personale, e stavolta il polso della situazione sembra pendere tutto dalla parte di chi, come Roddick, non ha usato mezzi termini per bacchettare il giocatore australiano.
La positività e il post di scuse: il punto di Kyrgios
Qualche giorno fa il tennista di Canberra è finito nell’occhio del ciclone dopo la notizia ufficiale della positività alla cocaina, emersa in seguito a un controllo effettuato durante il torneo di Maiorca dello scorso giugno. L’atleta ha pubblicato sui social un lungo post di scuse, sottolineando che il suo errore fosse dovuto a un momento difficile della sua vita e che non avrebbe mai assunto la sostanza per migliorare le proprie prestazioni sportive.
Nel messaggio, Kyrgios ha chiesto al pubblico e agli addetti ai lavori di comprendere la fragilità del suo stato d’animo e di concedergli il beneficio del dubbio, invitando a non giudicare troppo frettolosamente una situazione che lui stesso ha definito un incidente di percorso. Tuttavia, questo atteggiamento autocompassionevole ha stonato con le affermazioni categoriche e spesso al limite della denuncia pubblica che lo stesso australiano aveva rivolto nei confronti di altri atleti risultati positivi, alimentando un clima di sospetto e ostilità nei loro confronti.
La contraddizione, evidente, è stata colta da molti, ma nessuno l’ha espressa con la durezza di Roddick.
Le parole di Roddick: un attacco frontale alla coerenza
Andy Roddick, intervenendo ai microfoni di un noto podcast sportivo, ha rincarato la dose attaccando frontalmente l’australiano: "È un ipocrita. Prima aizzi gli haters contro Sinner, mettendo in dubbio la sua onestà e alimentando una caccia alle streghe mediatica, poi chiedi che tutti siano comprensivi verso di te per un episodio ben più grave dal punto di vista dell’immagine pubblica".
L’ex tennista americano ha voluto sottolineare il cortocircuito logico del collega, il quale avrebbe utilizzato i social come un’arma per colpire gli altri, salvo poi rifugiarsi nella narrazione della vittima appena la situazione si è capovolta.
Roddick ha ricordato come Kyrgios abbia contribuito a creare un clima di intolleranza e giudizio affrettato, quasi incoraggiando il pubblico a processare gli atleti in piazza prima ancora che le commissioni antidoping potessero esprimersi; ora, di fronte alla sua stessa positività, l’australiano si presenta con un’arroganza invertita, chiedendo comprensione senza però aver mai concesso il beneficio del dubbio a chi era stato accusato prima di lui.
Halep e Ambesi: il tennis si interroga sul caso
Nel frattempo, un altro intervento pesante è arrivato da Simona Halep, ex tennista romena che ha subito sulla propria pelle le conseguenze di un lungo e travagliato caso di doping. "Non bisogna mai infierire su chi è già a terra. La vita ha uno strano modo di ribaltare le situazioni e un modo ancora più strano di rivelare la differenza tra un incidente e una scelta", ha scritto Halep in un post su Instagram, senza citare direttamente Kyrgios ma con un messaggio che sembra inequivocabilmente indirizzato a lui.
La Halep, che in passato ha vissuto il dramma della squalifica e della gogna mediatica, ha voluto lanciare un monito sulla leggerezza con cui talvolta si giudica il prossimo, ma anche sulla responsabilità che ogni atleta ha nel gestire il proprio ruolo pubblico.
Sul fronte giornalistico, Massimiliano Ambesi di Eurosport, durante la rubrica TennisMania su OA Sport, ha invece analizzato le implicazioni giudiziarie e morali della vicenda, affermando che il problema per Kyrgios non sia tanto l’entità della squalifica (che potrebbe essere contenuta se si dimostrasse l’assunzione extra agonistica), ma la capacità di uscirne in maniera dignitosa.
Il giornalista ha tracciato un parallelo tra l’atteggiamento tenuto dall’australiano in passato e quello di oggi, notando come la differenza di trattamento richiesto per sé rispetto a quello riservato agli altri stia danneggiando ancor più la sua immagine.
Le differenze tra i casi e la reazione del circuito
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensione all'interno del circuito maggiore, dove le positività al doping stanno diventando un terreno minato per la credibilità del tennis professionistico.
Secondo le ricostruzioni, il controllo che ha fatto emergere la presenza di cocaina nel sangue di Kyrgios risale allo scorso giugno, proprio mentre il giocatore era impegnato nella preparazione sull’erba di Maiorca; la notizia, tenuta riservata fino a pochi giorni fa, ha scatenato una valanga di reazioni tra i colleghi e gli addetti ai lavori, molti dei quali hanno ricordato i lunghi mesi di supposizioni e attacchi che l’australiano aveva scatenato contro Sinner e Swiatek.
Roddick ha colto proprio questa contraddizione come il nocciolo della questione, ribadendo che quando si sfrutta il peso mediatico per creare odio e sospetti, poi non ci si può sorprendere se lo stesso pubblico che si è contribuito a istigare si ritorce contro nel momento del bisogno. La differenza sostanziale, hanno osservato molti commentatori, sta nel fatto che né Sinner né Swiatek avevano mai attaccato pubblicamente Kyrgios per i suoi presunti errori, mentre oggi l’australiano si trova a dover fare i conti con un giudizio che lui stesso ha reso più feroce e meno incline al perdono.
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