Rocchetta Tanaro, l'allarme bomba arriva via mail e la scuola chiude per un giorno

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scuola di Rocchetta Tanaro è finita nella rete nazionale dei falsi allarmi bomba che lunedì ha paralizzato decine di istituti italiani. Una mail arrivata direttamente alla segreteria dell'edificio scolastico annunciava la presenza di un ordigno destinato a esplodere nella giornata di oggi, innescando le procedure di sicurezza e la chiusura precauzionale delle aule. Il sindaco Massimo Fungo ha firmato l'ordinanza che ha tenuto a casa oltre ottanta studenti, mentre i carabinieri hanno fatto intervenire gli artificieri per verificare che nell'istituto non ci fosse nulla di pericoloso.

Quella di Rocchetta Tanaro è l'unica scuola piemontese inserita in un elenco di destinatari che, secondo gli investigatori, è stato costruito scaricando gli indirizzi dal sistema informativo del ministero dell'Istruzione.

Un'ondata di messaggi identici in tutta la penisola

Il caso piemontese è solo un tassello di una campagna molto più ampia. Nella giornata di lunedì le segreterie di circa cinquanta istituti italiani hanno ricevuto comunicazioni analoghe, con epicentri sparsi tra Verona, Padova, Lucca, Arezzo, Chieti, Crotone e Reggio Emilia. A Lucca l'allarme ha riguardato undici plessi dell'Istituto comprensivo Lucca 7, nell'Oltreserchio, con quasi mille persone coinvolte tra alunni, docenti e personale, mentre ad Arezzo l'evacuazione dell'istituto Vasari ha portato fuori dall'edificio circa seicento studenti nel pieno delle lezioni.

Le verifiche condotte dalle squadre anti-sabotaggio si sono chiuse in tutti i casi con esito negativo: nessun ordigno è stato trovato, e le lezioni sono riprese regolarmente già nella mattinata successiva.

Il testo delle mail e le frasi di matrice religiosa

Dietro l'apparente ripetitività degli avvisi, il contenuto dei messaggi presenta elementi ricorrenti. Diverse segnalazioni citano riferimenti ad Allah e annunciano una serie di attacchi terroristici pianificati sul territorio nazionale, con minacce di morte e inviti a non sottovalutare la portata dell'azione. Ad Arezzo il testo recapitato alla scuola, proveniente da un indirizzo apparentemente intestato al ministero dell'Istruzione saudita e con oggetto una frase intimidatoria, menzionava anche il nitrato d'ammonio come materiale esplosivo.

A Cotronei, nel Crotonese, la mail arrivata all'istituto comprensivo Volta conteneva incitamenti alla realizzazione di attentati e ha portato all'evacuazione di tre plessi, con l'intervento di unità cinofile provenienti da Vibo Valentia. A Lucca il testo parlava di ordigni pronti a esplodere in determinati istituti della zona, accompagnando l'annuncio con frasi minatorie.

Le indagini e i provvedimenti delle autorità locali

Mentre gli artificieri completavano le bonifiche, le questure e le Digos competenti hanno avviato accertamenti per risalire al mittente delle comunicazioni. La capillarità dell'operazione, che ha coinvolto scuole di regioni diverse nello stesso arco di tempo, ha indotto gli inquirenti a ipotizzare un'unica regia, con l'obiettivo di alzare il livello della tensione attorno al mondo della scuola sfruttando anche l'effetto amplificatore dei canali social.

Sul fronte locale, il sindaco di Vasto Francesco Menna ha commentato la chiusura dell'istituto Mattei, evacuato martedì mattina dopo una mail anonima arrivata in tarda serata, definendo intollerabili i comportamenti che mettono a rischio la sicurezza delle persone e chiedendo che i responsabili siano individuati e chiamati a rispondere nelle sedi giudiziarie. Le operazioni di verifica al Mattei si sono concluse intorno alle 12:30, quando le squadre hanno lasciato l'area dopo aver escluso la presenza di ordigni.

La casistica calabrese e il quadro nazionale

In Calabria l'ondata di allarmi ha toccato, oltre a Cotronei, anche Polistena e Villa San Giovanni, dove si sono rese necessarie analoghe procedure di sgombero e bonifica. Le forze dell'ordine hanno setacciato gli edifici senza rinvenire materiale pericoloso, mentre la Polizia postale è al lavoro per tracciare l'origine dei messaggi e risalire ai responsabili.

Il fenomeno non è circoscritto ai confini italiani: secondo quanto ricostruito, casi analoghi di segnalazioni seriali hanno interessato anche istituti in Irlanda del Nord, Scozia, Ungheria e Serbia, suggerendo una dimensione sovranazionale delle comunicazioni. A Verona, dove l'allarme aveva coinvolto ventisette plessi tra Castel d'Azzano e Bosco Chiesanuova, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha definito inaccettabile seminare paura tra studenti e famiglie e ha chiesto che gli autori siano puniti con il massimo rigore previsto dalla legge.

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