Caso Diciotti e risarcimento ai migranti: quante bugie del governo
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Redazione Interno
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Il caso Diciotti, che ha visto protagonista la nave della Guardia Costiera italiana “Ubaldo Diciotti” nell’agosto del 2018, rappresenta un nodo cruciale nel dibattito sulla gestione dell’immigrazione e sul rispetto dei trattati internazionali. La vicenda, che ha raggiunto un punto di svolta con la recente sentenza della Corte di Cassazione, ha riacceso polemiche e sollevato interrogativi sulle responsabilità del governo di allora, guidato da Matteo Salvini al Ministero dell’Interno.
Alle prime luci del 16 agosto 2018, la nave Diciotti soccorse 190 migranti al largo delle coste maltesi, in un’area marittima di competenza di Malta, che però non aveva provveduto al salvataggio. I naufraghi, una volta a bordo, furono trattenuti per oltre una settimana, tra il 16 e il 25 agosto, in attesa di uno sbarco che non arrivava. La decisione di non far scendere i migranti, presa dall’allora ministro Salvini, fu giustificata come una misura per costringere altri Paesi europei a farsi carico della redistribuzione. Tuttavia, questa scelta si rivelò in contrasto con le norme internazionali sul soccorso in mare, che prevedono l’obbligo di garantire assistenza e protezione ai naufraghi, indipendentemente dal loro status giuridico.
La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione, depositata nelle scorse settimane, ha stabilito che il trattenimento forzato dei migranti sulla nave costituì una violazione dei loro diritti fondamentali. La Corte ha riconosciuto il dovere del soccorso in mare come prioritario rispetto a qualsiasi accordo bilaterale o politica migratoria nazionale, aprendo la strada a un risarcimento per i migranti coinvolti, stimato tra i 41 e i 72mila euro a persona.
La decisione ha scatenato reazioni contrastanti. Da un lato, i consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela dei giudici della Cassazione, dopo gli attacchi ricevuti da parte della maggioranza di governo. Dall’altro, esperti come il marittimista Giuseppe Loffredo hanno sottolineato come la sentenza rischi di depotenziare la politica migratoria italiana, con possibili ripercussioni sulle regioni del Sud, già gravate dalla gestione dei flussi migratori.




