Ferrari a Melbourne con la SF-26, l'ala "reverse" funziona ma niente debutto lampo: ecco perché

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Scuderia Ferrari è in partenza per Melbourne, o per meglio dire lo è già una parte del team, mentre un'altra lascerà l'Italia tra questa sera e domani, in un viaggio la cui logistica è stata completamente riprogrammata a seguito dei gravi fatti che stanno sconvolgendo il Medio Oriente. Il conflitto che coinvolge Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con la conseguente chiusura di tutti gli aeroporti negli Emirati, ha infatti costretto le squadre di Formula 1 a rivedere i piani di viaggio per non mancare l’appuntamento d’apertura del campionato in programma sul circuito dell’Albert Park. La Ferrari, per proteggersi e per bypassare le aree di crisi, ha optato per l’organizzazione di un volo charter che punta direttamente su Singapore, evitando così gli spazi aerei attualmente chiusi al traffico.

Nel paddock, intanto, l’attenzione è tutta sulle soluzioni tecniche che caratterizzeranno le nuove monoposto agili, e la SF-26 non fa eccezione. Dopo i test in Bahrein, che hanno visto Charles Leclerc chiudere con il miglior tempo assoluto, a Maranello si sta facendo un'attenta valutazione del pacchetto da portare in Australia. Il dato emerso con maggiore chiarezza riguarda il cosiddetto “Flick Tail Mode”, quel flap verticale posizionato davanti allo scarico che contribuisce a generare carico verticale per sostenere le gomme posteriori: la soluzione funiona egregiamente, tanto da essere stata accantonata nella seconda sessione di Sakhir per mantenerne segreto il potenziale, ma è assai probabile che a Melbourne non vedremo invece il debutto della rivoluzionaria ala posteriore “reverse”.

La tentazione, logica peraltro, sarebbe quella di sfruttare la configurazione che ha dato così buoni risultati in Bahrein, magari per non modificare gli equilibri sulla nuova monoposto. I tecnici guidati da Loic Serra, infatti, vorrebbero valutare il comportamento della SF-26 in configurazione base, preservando quel bilanciamento con gli pneumatici che sembra essere stato finalmente trovato, evitando che un elemento competitivo aggiuntivo – per quanto innovativo – possa alterare il set-up. L’ala rotante, che durante i test era stata definita sperimentale e aveva acceso tante discussioni nelle pochissime tornate concesse a Lewis Hamilton, è stata imballata e messa in valigia insieme al resto del materiale del Cavallino, ma la sua probabile destinazione d’uso sembra essere il Gran Premio di Shanghai, più che l’esordio stagionale.

La scelta, almeno sulla carta, appare ponderata e verrà ovviamente riconfermata o meno dopo le prime prove libere del venerdì a Melbourne, dove si avranno indicazioni più precise sul comportamento della pista. C’è poi un altro aspetto, non secondario, che potrebbe rivelarsi decisivo per la gara australiana. La power unit 067/6, frutto del lavoro di Enrico Gualtieri, monta un turbo che riduce il tempo di risposta e garantirebbe alla Rossa delle partenze da fermo particolarmente brucianti. Una virtù del sei cilindri che, in un tracciato cittadino come l'Albert Park dove le opportunità di sorpasso sono statisticamente inferiori rispetto ad altre piste, potrebbe trasformarsi in un'arma tattica di primaria importanza per presentarsi alla prima curva davanti a tutti.

Logistica e strategia, il rompicapo del Cavallino in partenza

La riorganizzazione del viaggio è stata complessa. Le difficoltà logistiche, generate dalla crisi internazionale, hanno imposto una rimodulazione completa dei trasferimenti. Se una parte della squadra è già in procinto di imbarcarsi, un’altra componente lo farà a breve, con la certezza di arrivare in Australia per tempo. La Ferrari, in questo senso, ha lavorato per mettersi al riparo da qualsiasi contrattempo, dimostrando ancora una volta quella cura maniacale del dettaglio che non si limita alla sola progettazione della monoposto.

Nel frattempo, le analisi tecniche proseguono serrate. L’impressione, dopo i chilometri percorsi in Bahrein, è che la vettura abbia una personalità definita e un’ottima gestione dell’energia. Se Mercedes, secondo molti osservatori, potrebbe nascondere un potenziale ancora inespresso, la Ferrari dal canto suo non sembra voler scoprire tutte le proprie carte fin da subito. La decisione di posticipare il debutto dell’ala posteriore rotante ne è la riprova più evidente.

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