La Freedom Flotilla non si ferma: nuove navi verso Gaza nonostante gli abbordaggi israeliani
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Redazione Interno
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Mentre i quattro parlamentari italiani, rilasciati dalle autorità israeliane, hanno fatto ritorno in Italia, chiudendo la loro personale vicenda, il cuore operativo della Freedom Flotilla Coalition non si è fermato. Dieci piccole imbarcazioni, che fanno capo alla coalizione stessa e al movimento Thousand Madleens, stazionano infatti al largo di Creta, in una posizione strategica che ne anticipa le mosse future. A queste si è unita la nave Conscience, salpata dal porto di Otranto con un centinaio di persone a bordo, tra cui medici, infermieri e giornalisti, il cui viaggio si profila come una nuova, deliberata sfida al blocco navale imposto da Israele su Gaza. Gli organizzatori, i quali rivendicano l’iniziativa come un atto di resistenza internazionale e politico, sembrano quindi voler proseguire nonostante l’esito dell’operazione condotta contro la flottiglia precedente.
La conclusione della Global Sumud Flotilla
La cosiddetta Global Sumud Flotilla, alla quale prendevano parte i parlamentari ora rimpatriati, ha visto concludersi il suo ciclo con l’abbordaggio dell’ultima unità, la Marinette, intercettata in acque internazionali a circa quarantadue miglia dalla costa di Gaza. I commando israeliani, che hanno portato a termine l’azione in questa mattinata, hanno di fatto posto fine alla missione di quel gruppo specifico. Tuttavia, le denunce presentate dai legali che rappresentano l’equipaggio dipingono un quadro delle condizioni di trattamento estremamente problematico, sostenendo che gli attivisti siano stati privati del diritto fondamentale a un processo equo. L’ong Adalah, che ne cura la difesa giuridica, ha parlato esplicitamente di aggressioni, minacce e molestie subite durante la detenzione.
Le dure condizioni degli attivisti detenuti
Le testimonianze raccolte, tra cui quelle dei parlamentari, descrivono privazioni che vanno ben al di là della semplice cattura. Alcuni di loro hanno riferito di essere stati costretti in ginocchio per ore, legati, e di aver patito la mancanza di cibo, di acqua, di farmaci essenziali e persino dell’accesso a servizi igienici. Un episodio, in particolare, è stato citato come emblematico: la consegna di un unico pacco di patatine all’attivista Greta Thunberg, compiuta davanti alle telecamere, che è stata seguita da un digiuno forzato di molte ore per tutto il gruppo. Queste circostanze, che restano oggetto di accertamento, contribuiscono ad alimentare le polemiche sull’operato delle forze israeliane durante le fasi successive all’abbordaggio.
La controffensiva diplomatica di Israele
Dal canto suo, il governo di Tel Aviv ha respinto le accuse e ha radicalmente cambiato la narrazione dei fatti con una rivelazione che, se confermata, stravolgerebbe le premesse umanitarie dell’intera missione. Il Ministero degli Esteri israeliano ha infatti dichiarato che un’ispezione approfondita delle imbarcazioni non ha rinvenuto alcun tipo di aiuto umanitario destinato alla popolazione di Gaza. Al contrario, le autorità sostengono di aver sequestrato a bordo esclusivamente sostanze stupefacenti e alcol, lanciando così un’ombra pesantissima sulle reali intenzioni degli organizzatori. Una versione dei fatti che, nel già teso scenario mediorientale, si scontra frontalmente con la ricostruzione fornita dalla Flottiglia, la quale aveva sempre e solo menzionato un carico di assistenza per gli abitanti dell’enclave.




