Venezia 82, il cinema italiano apre la kermesse tra glamour e impegno

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La 82esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha sollevato il sipario, com’è tradizione, affidando a un maestro del nostro cinema il compito di inaugurare la rassegna. A Paolo Sorrentino, infatti, è toccato l’onore di aprire il concorso con “La Grazia”, opera che ha subito conquistato la platea di critici e addetti ai lavori ricevendo un’accoglienza calorosa e unanimi consensi per la sua capacità di scandagliare, con la consueta cifra stilistica, le profondità non soltanto politiche ma soprattutto umane di una figura istituzionale tanto solenne.

Accanto al kolossal d’apertura, la prima giornata ha riservato spazio anche a un’altra opera italiana, “La gioia” di Nicolangelo Gelormini, unico film nazionale in gara alle Giornate degli Autori. La pellicola, che trae ispirazione – pur senza esserne una ricostruzione fedele – dal tragico fatto di cronaca noto come il delitto Rosboch, consumatosi a Torino nel 2016, narra l’incontro tra una professoressa di francese, interpretata da Valeria Golino, e uno studente più grande, il cui ruolo è affidato a Saul Nanni.

La kermesse, che ha già vissuto un’atmosfera elettrica fin dal primo red carpet, si è presentata al mondo nel suo consueto dualismo, sospesa tra il lusso sfavillante delle star internazionali – con l’indiscusso richiamo mediatico che ne consegue – e le inevitabili proteste che animano da anni il Lido in un periodo così delicato. Il festival, del resto, non è solo vetrina di arte pura ma anche megafono di istanze sociali e politiche, che trovano in questo palcoscenico un’eco globale.

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