Kim Kardashian a Venezia: la lotta per la riforma carceraria oltre il glamour
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Kim Kardashian, che ha ricevuto il premio Diane Furstenberg al Teatro Goldoni di Venezia, ha consolidato la sua transizione – o meglio, la sua aggiunta – da icona dei social network a attivista per la riforma del sistema penale statunitense. L’evento, giunto alla sua sedicesima edizione, ha riconosciuto il suo impegno concreto, simboleggiato dalla presenza di Chris Young, un uomo del Tennessee il quale, condannato a due ergastoli per reati di droga, ha ritrovato la libertà anche grazie alla sua intercessione diretta presso l’amministrazione del presidente Trump.
«Ho la possibilità di cambiare le cose e voglio farlo, a cominciare dal sistema carcerario», ha dichiarato la Kardashian durante la sua apparizione veneziana, della durata di novanta minuti, sottolineando come il suo obiettivo sia ora quello di occuparsi del caso dei fratelli Menendez. Il suo messaggio, che potrebbe suonare inatteso per chi la associa esclusivamente al mondo dello spettacolo, è in realtà il frutto di un percorso iniziato anni fa e proseguito con tenacia.
Dietro l’immagine planetaria dell’imprenditrice multimilionaria, infatti, si cela un lavoro meticoloso e poco mediatico: quello della studiosa di legge che, armata di determinazione, affronta la complessità dei meccanismi giudiziari. La sua battaglia, che definisce «per un sistema più giusto e più umano», non è una semplice operazione di facciata ma un’attività strutturata, che le ha permesso di ottenere grazie presidenziali e di portare all’attenzione dell’opinione pubblica casi di incarcerazione ingiusta o sproporzionata.




