Milan, il caso Leao: numeri e polemiche mentre il diavolo vola (senza di lui)

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel vortice della corsa scudetto, che vede l’Inter attuale capolista distanziare i rossoneri di sei punti e il Napoli di sette, il Milan si trova a fare i conti con un paradosso statistico che rischia di diventare un problema concreto per Massimiliano Allegri. Se da un lato la presenza di Adrien Rabiot in campo ha rappresentato una sorta di garanzia di rendimento—tanto che con il francese sempre in campo la media punti è quella da primato—dall’altro emergono i numeri relativi a Rafael Leao, l’esterno offensivo portoghese il cui rapporto con la squadra e con il tecnico appare sempre più complesso. La recente vittoria contro il Torino, arrivata senza il contributo del numero 10 a causa di un infortunio ai flessori, ha riacceso un dibattito che sembrava sopito ma che in realtà non ha mai smesso di bruciare sotto la cenere: il Milan, nei fatti e nelle statistiche, produce di più quando Leao non è in campo.

A innescare l’ennesima fibrillazione, oltre ai problemi fisici che lo affliggono e che mettono a rischio persino la convocazione per il Mondiale del 2026, è stato l’episodio di Lazio-Milan dello scorso 15 marzo. Durante quella gara, la tensione è esplosa in campo tra lo stesso Leao e Christian Pulisic: in due occasioni, l’americano non ha servito l’assist per il taglio del portoghese, scatenando la reazione furiosa di quest’ultimo che, uscendo dal campo dopo la sostituzione, ha manifestato il proprio dissenso con gesti plateali e parole di fuoco, culminate poi in un faccia a faccia negli spogliatoi risolto solo dall’intervento diretto di Allegri. Sebbene sia stata successivamente sancita una pace pubblica con tanto di scuse, il clima intorno al giocatore resta di evidente tensione.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci hanno pensato le parole di Paolo Di Canio, ex calciatore e ora opinionista, intervenuto durante il Legends Trophy, il torneo di padel che in questi giorni riunisce leggende del calcio a Milano. Di Canio, noto per le sue analisi spesso pungenti, ha citato dati che fotografano una realtà oggettiva: nelle otto partite disputate dal Milan senza Rafael Leao in questa stagione, i rossoneri hanno segnato 21 reti subendone appena tre, un dato che evidenzia una solidità difensiva e un’efficacia offensiva superiori alla media. Le osservazioni di Di Canio hanno toccato anche gli aspetti caratteriali e disciplinari, sollevando dubbi su un professionista che, a suo avviso, sembra talvolta più interessato al mondo dello spettacolo che alle esigenze del campo.

Il rebus Leao, quindi, si arricchisce di sfumature sempre più intricate. I numeri forniti da alcune analisi specialistiche confermano una tendenza che non può essere liquidata come semplice casualità. Con il portoghese in campo, il Milan genera un Expected Goals (xG) medio inferiore e, soprattutto, concede un Expected Goals Against (xGA) di gran lunga superiore rispetto a quando è costretto a farne a meno: un dato che suggerisce un minor equilibrio tattico e una minore capacità di pressione organizzata con l’asso lusitano in campo. Si tratta di numeri che, al netto delle variabili legate alla qualità degli avversari incontrati in assenza di Leao, pongono un interrogativo strutturale sulla collocazione del giocatore all’interno del 3-5-2 voluto da Allegri.

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