Tragedia a Lizard Island: morta l'ottantenne lasciata sola dalla nave da crociera

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La drammatica fine di Suzanne Rees, un’ottantenne australiana del Nuovo Galles del Sud, ha gettato un’ombra cupa sul mondo apparentemente impeccabile delle crociere di lusso, sollevando, al di là delle dichiarazioni ufficiali, interrogativi stringenti sulle procedure di sicurezza adottate a bordo. La donna, che si trovava appena al secondo giorno di un viaggio epico della durata di 60 giorni a bordo della Coral Adventurer, è stata infatti abbandonata su Lizard Island, un’isola remota nel Far North Queensland, dopo un’escursione organizzata. L’equipaggio, che gestisce l’imbarcazione per conto della compagnia Coral Expeditions, parte del gruppo NRMA, non si sarebbe accorto della sua assenza al momento del reimbarco, ripartendo senza di lei nonostante il costo proibitivo del tour, quantificabile in decine di migliaia di dollari australiani per ciascun passeggero.

L'allarme e le ricerche

Solo quando la nave, salpata da Cairns il 24 ottobre con 112 ospiti a bordo per una traversata che avrebbe dovuto mostrare le bellezze del continente tra reef mozzafiato e paesaggi incontaminati, si era ormai allontanata dalla costa, è scattato l’allarme in seguito al consueto appello dei passeggeri. Da quel momento, le autorità hanno avviato una vasta operazione di ricerca, che ha impegnato mezzi via terra e via mare per tutta la notte, in una corsa contro il tempo che purtroppo si è rivelata vana. La ricerca, protrattasi fino al mattino successivo, si è conclusa con il ritrovamento del Corpo senza vita della donna sull’isola stessa, dove era stata lasciata in balia di se stessa.

Il profilo della vittima e la reazione della famiglia

Suzanne Rees, descritta dai suoi familiari non come una persona fragile ma al contrario come una donna attiva e con una spiccata passione per le escursioni a piedi, si stava dunque godendo quella che doveva essere l’avventura di una vita quando il suo destino ha preso una piega inimmaginabile. La sua famiglia, come è facile comprendere, ha espresso tutto il proprio sconcorso per una tragedia che, a loro dire, si poteva e doveva evitare, lasciando intendere che qualcuno avrebbe dovuto accorgersi della sua assenza prima che la nave salpasse, un dettaglio che appare, a posteriori, di un’evidenza agghiacciante.

Le implicazioni e l'operato della compagnia

L’incidente, al di là dell’inchiesta che senza dubbio seguirà per accertare le responsabilità, pone una luce cruda su quelle che sono le prassi operative in contesti tanto esclusivi quanto potenzialmente pericolosi, dove il confine tra relax e rischio può assottigliarsi in modo pericoloso se la vigilanza viene meno. La compagnia, che offre itinerari in luoghi remoti e incontaminati, si trova ora a dover rispondere di come un sistema di controllo così carente abbia potuto causare la morte solitaria di una propria ospite, gettando un’ombra su un settore che fonda la sua reputazione sulla sicurezza e sul comfort.

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