Trovata morta l'ottantenne abbandonata da una nave da crociera su un'isola australiana
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Redazione Esteri
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La vasta operazione di ricerca, dispiegata via terra e via mare al largo della costa di Cooktown, si è conclusa con l'amaro ritrovamento di Suzanne Rees, la cui vita si è spenta nella solitudine di Lizard Island. L'allarme, come spesso accade in simili circostanze, era scattato con colpevole ritardo, soltanto quando il conteggio dei passeggeri a bordo della Coral Adventurer, ormai ripresa la navigazione, aveva evidenziato la sua assenza, gettando nello sconcerto i familiari e costringendo le autorità a una corsa contro il tempo finita in tragedia. L'isola, che pure si erge come un gioiello vicino alla Barriera Corallina, è diventata così il palcoscenico di una fatalità che appare, alle prime luci dell'indagine, del tutto evitabile, considerando l'età avanzata della donna e le condizioni climatiche proibitive di quel sabato.
La ricostruzione dei fatti
Secondo quanto è emerso dalle prime e frammentarie ricostruzioni, la Rees stava prendendo parte a un'escursione verso la vetta di Cook’s Look insieme ad altri crocieristi scesi a terra dalla nave, la quale è progettata specificamente per navigare in aree remote. Pare che, durante la salita, la donna abbia accusato un malore a causa delle temperature elevate, decidendo di separarsi dal gruppo per riposarsi mentre i compagni proseguivano; una scelta che, se da un lato denota un tentativo di autogestione del proprio disagio, dall'altro avrebbe dovuto innescare un protocollo di sorveglianza da parte dell'organizzazione. L'equipaggio, tuttavia, non si sarebbe accorto della sua mancanza nemmeno al momento del rientro, quando tutti i partecipanti all'escursione sono stati fatti salpare, lasciando che il tramonto calasse su di lei senza che nessuno se ne curasse.
Le accuse della famiglia
A parlare, con il dolore straziante di chi ha subito una perdita assurda, è la figlia Katherine, la quale non usa giri di parole per additare le gravissime responsabilità della compagnia Coral Expeditions. «La mamma è morta, sola» ha dichiarato, sottolineando con amarezza come una «mancanza di cura e di buon senso» abbia di fatto condannato la madre. «Faceva molto caldo e l'hanno lasciata sola» ha aggiunto, dipingendo un quadro di negligenza che sembra aver trasformato quella che avrebbe dovuto essere una giornata di scoperta in un incubo senza ritorno, un viaggio di piacere di due mesi intorno all'Australia trasformato in una trappola mortale.
L'indagine in corso
Le autorità competenti hanno pertanto avviato un'inchiesta approfondita per accertare le dinamiche che hanno portato all'abbandono della donna e al suo decesso, esaminando nel dettaglio le procedure di sicurezza adottate dalla nave e dal suo staff durante le escursioni a terra. Si cercherà di capire, in particolare, come sia potuto accadere che un'ottantenne sia stata di fatto dimenticata su un'isola deserta, un luogo remoto e inospitale di notte, senza che i controlli, che pure dovrebbero essere ferrei in contesti del genere, riuscissero a prevenire una simile omissione. La Coral Adventurer, intanto, prosegue il suo itinerario mentre le domande sul suo operato si infittiscono, un gigante d'acciaio che solca il mare lasciandosi alle spalle un mistero e una vita spezzata.




