Franchising, il 20% delle insegne italiane punta all'estero: i numeri del settore a Milano
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Redazione Economia
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Almeno il 20% delle insegne italiane del franchising intende espandersi all'estero nell'arco dei prossimi tre anni. A rivelarlo è uno studio di Assofranchising presentato durante la 39esima edizione del Salone Franchising Milano, la manifestazione organizzata da Fiera Milano in corso fino al 3 ottobre all'Allianz MiCo. A queste si aggiunge quel 41% di catene italiane che ha già varcato i confini nazionali con punti vendita in franchising. Il dato emerge dal rapporto curato da Patrigest con Teha Group, che fotografa un comparto in salute nonostante il rallentamento generale dell'economia.
Un giro d'affari da 39 miliardi
Nel 2025 il franchising italiano ha toccato quota 39 miliardi di euro di fatturato, in crescita dell'8% rispetto all'anno precedente e pari all'1,7% del Pil nazionale. I punti vendita attivi sono 62.449, distribuiti su 707 insegne, mentre gli addetti hanno superato quota 327.000, segnando un incremento del 12% in dodici mesi. A trainare il settore sono soprattutto la grande distribuzione organizzata, l'abbigliamento e la ristorazione, che insieme generano circa il 75% del fatturato complessivo.
La struttura del mercato resta però frammentata: il 64% delle reti conta meno di 50 punti vendita, mentre solo il 7% rientra nella fascia delle catene medio-grandi, con un numero di negozi compreso tra 200 e 500.
I settori che guidano l'espansione oltreconfine
A spingere sull'internazionalizzazione sono in particolare quattro comparti. L'abbigliamento guida la classifica con il 58% delle insegne già attive all'estero, seguito dalla ristorazione al 56%, dall'arredamento al 55% e dalla cura della persona al 53%. Più prudente la grande distribuzione, che si ferma al 9%. Secondo Massimiliano Maffioli, presidente di Assofranchising, «l'internazionalizzazione rappresenta una prospettiva strategica per molte reti, chiamate però a confrontarsi con mercati, normative e modelli di consumo differenti».
Maffioli ha aggiunto che «è importante costruire una dimensione sempre più internazionale del franchising, capace di favorire relazioni, scambi e opportunità concrete per accompagnare le imprese italiane sui mercati esteri».
Il quadro della domanda interna
Mentre le insegne guardano oltre confine, il mercato interno mostra segnali contrastanti. Secondo il Retailer Barometer Confimprese-Jakala, nei primi otto mesi del 2026 le vendite del commercio moderno hanno registrato un calo dello 0,6%, con una previsione di leggera ripresa a fine anno ferma al più 0,7% a parità di rete. Il franchising, tuttavia, appare leggermente più resiliente rispetto al trend generale. Lo conferma anche Federfranchising, che ha quantificato nell'8% la crescita dei punti vendita nell'ultimo anno.
Mario Resca, presidente di Confimprese, ha osservato che «il problema oggi non è il retail, ma il clima di fiducia del Paese. Ciò che manca è la serenità necessaria perché le famiglie tornino a consumare con prospettive di medio periodo».
I protagonisti della tre giorni milanese
L'edizione 2026 del Salone ospita 121 brand, di cui 15 esteri provenienti da 11 Paesi. Il programma formativo prevede 20 incontri distribuiti nelle tre giornate con il contributo di 60 relatori, organizzati con il supporto di Reting e delle principali associazioni di categoria: Assofranchising, Confimprese e Federfranchising. Tra gli appuntamenti in calendario figurano il workshop dedicato agli aspetti normativi e gestionali del contratto di affiliazione e l'incontro sui nuovi concept del food retail. Presente anche Eurospin in qualità di Main Sponsor.
Il valore complessivo della produzione attivata dal comparto sull'intera economia nazionale è stimato in circa 94 miliardi di euro, con un moltiplicatore di 2,8 euro generati per ogni euro investito.
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