Ambientalisti contro il ponte sullo Stretto, nuovo reclamo all’Ue
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Redazione Interno
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Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu e Wwf hanno presentato un doppio reclamo alla Commissione Europea, contestando la compatibilità ambientale del progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Le associazioni accusano l’Italia di aver eluso le normative comunitarie, in particolare le direttive sulla valutazione d’impatto ambientale e la tutela degli habitat naturali, riaprendo un dossier che era stato archiviato nel 2012.
Il caso, che da vent’anni divide politica e società civile, torna sotto i riflettori di Bruxelles, dove si valuterà se il governo abbia rispettato gli obblighi europei. Un portavoce della Commissione ha confermato che le autorità italiane sono sotto osservazione, pur senza pregiudicare esiti. «Siamo in contatto con Roma per verificare l’applicazione delle direttive», ha precisato, riferendosi sia alla procedura di valutazione ambientale sia alla protezione delle specie migratorie, uno dei punti critici sollevati dalle ong.
Le associazioni, che definiscono il ponte «un’opera insostenibile», hanno avviato tre azioni legali per bloccare l’infrastruttura, sostenuta con forza dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini e dal governo Meloni. Secondo loro, il progetto riemerge senza che siano state risolte le criticità del passato, a cominciare dai rischi per la biodiversità. «Non si tratta di un semplice cavillo tecnico», sottolineano, «ma della violazione di norme europee che dovrebbero impedire danni irreversibili».
La Stretto di Messina Spa, società responsabile dell’opera, replica di aver seguito tutte le procedure, respingendo le accuse. «Le osservazioni presentate oggi dalle ong saranno valutate», afferma, senza però entrare nel merito delle contestazioni. Intanto, il dibattito si sposta sul piano giuridico: se Bruxelles dovesse ravvisare irregolarità, il progetto potrebbe subire rallentamenti decisivi.




