Russia e Ucraina tornano al tavolo a Istanbul, mentre Kiev rivendica un attacco da 7 miliardi
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Redazione Esteri
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Si riaccendono i riflettori sui colloqui di pace tra Russia e Ucraina, che oggi, 2 giugno, si incontrano nuovamente a Istanbul nel palazzo Ciragan, affacciato sul Bosforo. A guidare le delegazioni sono Vladimir Medinsky, assistente del presidente Vladimir Putin, e il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov, in un contesto reso ancora più teso dall’offensiva di Kiev che ha colpito basi militari russe appena 24 ore prima.
L’attacco, definito “operazione ragnatela” e pianificato da oltre un anno, ha visto l’impiego di 117 droni a lungo raggio penetrare in profondità nel territorio russo, raggiungendo quattro aeroporti militari a migliaia di chilometri dal confine. Secondo fonti ucraine, l’operazione avrebbe distrutto un terzo della flotta aerea strategica russa, causando danni stimati in 7 miliardi di dollari. Un colpo significativo, arrivato alla vigilia di negoziati che potrebbero segnare una svolta, ma che rischia anche di inasprire ulteriormente le tensioni, riaccendendo lo spettro di un’escalation nucleare.
Quello di Istanbul è l’ultimo di una serie di incontri tenutisi a intermittenza dal marzo 2022, quando le due parti si incontrarono per la prima volta dopo l’invasione russa. Da allora, il dialogo è rimasto ai minimi termini, con l’unico altro faccia a faccia degno di nota svoltosi lo scorso 16 maggio, sempre nella città turca, senza però approdare a un cessate il fuoco.
La Turchia, che si conferma mediatrice chiave, ospita i negoziati in un momento delicato, con Mosba sotto pressione dopo le perdite subite e Kiev determinata a sfruttare ogni vantaggio strategico. Resta da vedere se l’attacco, che rappresenta una delle operazioni più audaci condotte dall’Ucraina in territorio russo, influenzerà i toni del vertice o se, al contrario, spingerà entrambe le parti a cercare una tregua prima che il conflitto degeneri ulteriormente.




