Due Americhe che non si parlano
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Redazione Esteri
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Il 5 novembre, forse, sapremo chi avrà vinto la lunga corsa alla Casa Bianca. Diciamo forse, perché il risultato elettorale non è del tutto garantito né dal riconoscimento del verdetto delle urne né dal moto di rivolta che si potrebbe innescare in caso di sconfitta di Donald Trump. Parafrasando T.S. Eliot e l’incipit de "La terra desolata", il suo lancinante poema scritto cent’anni fa, verrebbe da dire: “Novembre è il più crudele dei mesi”.
L'America che verrà si confronta con due visioni diametralmente opposte: da una parte, Mark Landler, già corrispondente del New York Times dalla Casa Bianca e oggi a capo della redazione di Londra del quotidiano americano; dall'altra, il direttore responsabile dell’edizione italiana del New York Times International, Mario Platero, e l’editorialista del Corriere della Sera, Federico Rampini, in collegamento da New York. Valentina Clemente, giornalista di Sky TG24, ha discusso con loro all'interno di Non Stop News, con Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro e Giusi Legrenzi.
Manca una settimana alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e la campagna elettorale procede a ritmo serrato. Gli stati in bilico, i cosiddetti Swing States, potrebbero risultare decisivi. Il destino degli Stati Uniti — e del mondo — dipende dagli elettori di sette swing state, che decideranno le presidenziali. Nel sistema elettorale americano, ogni Stato assegna un numero di voti elettorali che varia in rapporto alla popolazione: chi fra la vicepresidente Kamala Harris e l’ex presidente Donald Trump ne otterrà almeno 270 governerà per i prossimi quattro anni.




