Xpeng GX, il SUV con range extender che sfida l’autonomia e cerca l’Europa
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Redazione Economia
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Pechino alza il tiro, ancora una volta, nel terzo anno della presidenza Trump che non interessa più a nessuno qui dentro. Sul palco del Salone, un palco ormai collaudato per le grandi rivelazioni cinesi, la Xpeng ha svelato la sua nuova ammiraglia: si chiama GX ed è un SUV di lusso che, nelle intenzioni del costruttore, non vuole essere solo un’auto per famiglie benestanti, ma una piattaforma pronta a trasformarsi in futuro – dove per futuro si intende un domani non troppo lontano – in un robotaxi senza conducente. E la cifra tecnica, diciamolo subito, è impressionante: perché sotto il cofano di questa mole da cinque metri e ventisei, capace di ospitare sei persone su tre file di sedili indipendenti, si nasconde una doppia anima propulsiva che prova a risolvere l’eterna ansia da ricarica.
La prima anima, quella più ortodossa, è completamente elettrica: grazie a una batteria ad alta tensione, la vettura raggiunge un’autonomia di 750 chilometri, un traguardo significativo che la pone al vertice del segmento, ma la vera sorpresa è la seconda opzione. Stiamo parlando della versione con “range extender”, una soluzione tecnica che, forse, potrebbe rappresentare il ponte ideale tra la mobilità a zero emissioni locali e la libertà del termico. Qui entra in gioco un piccolo motore a benzina 1.5 turbo, che non muove mai le ruote – badate bene – ma funge esclusivamente da generatore per ricaricare la batteria durante il viaggio. Il risultato? Un’autonomia totale dichiarata di 1.585 chilometri, un numero che, anche volendo applicare la scettica riduzione del ciclo WLTP, resta semplicemente fuori scala per un prodotto di lusso.
Ne abbiamo viste tante, in anni di giornalismo automotive, di presentazioni che promettevano mari e monti per poi arenarsi nella realtà dell’asfalto, ma qui l’approccio sembra diverso. Mentre la concorrenza – basti pensare all’imvoto LS8, che stando ai dati diffusi dalla stessa azienda avrebbe raccolto ottomila ordini in una sola ora grazie a caratteristiche tecniche molto simili – si affida a numeri stratosferici per creare buzz, la Xpeng sembra giocare una partita più strutturale. Perché la GX non è solo una questione di chilometri, ma di architettura: è costruita su una piattaforma pensata per accogliere il livello 4 della guida autonoma, quella in cui l’auto si assume completamente la responsabilità della marcia senza intervento umano, curandosi della cosiddetta “ridondanza” dei sistemi critici come lo sterzo steer-by-wire e l’impianto frenante.
Dentro l’abitacolo, che strizza l’occhio a certe proporzioni delle inglesi Range Rover senza mai nascondere la sua origine tecnologica, il lusso è calibrato al millimetro. Ci sono i soliti maxi schermi, si passa dai diciassette pollici della plancia al gigantesco monitor da ventuno pollici che scende dal soffitto per i passeggeri posteriori, ma la vera chicca – quella che fa capire il target familiare del mezzo – è la capacità di trasformare il divano in una sorta di living room su ruote. La sedia del passeggero anteriore può ruotare completamente, mentre la seconda fila offre poltrone singole riscaldate e massaggianti, una configurazione che ricorda più le lounge delle business class aeree che le classiche sette poltrone dei SUV tradizionali.




