Zelensky affronta la corruzione in Ucraina tra inchieste e riforme energetiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La prima relazione semestrale del 2025, pubblicata a giugno, ha rivelato che l’ex vice premier di Volodymyr Zelensky, Chernyshov, era già accusato di “ottenimento di benefici illeciti” per un’operazione edilizia a Kiev, prima che l’inchiesta "Midas" lo coinvolgesse per tangenti, queste ultime quantificate in 297mila euro. L’Ufficio nazionale e la procura specializzata, che stanno conducendo le indagini, hanno pertanto messo in luce come il caso non sia un episodio isolato, bensì parte di un fenomeno più ampio e radicato. Il presidente Zelensky, dal canto suo, teme che tali scandali possano minare la fiducia dei partner occidentali, i quali, nonostante l’indiscusso sostegno politico e militare offerto dallo scoppio del conflitto con la Russia, potrebbero vedere compromessa la loro percezione della stabilità e dell’affidabilità del governo di Kiev.
Le mosse del presidente per ripulire il settore energetico
In risposta alle pressioni giudiziarie e politiche, Zelensky ha pertanto avviato una profonda riorganizzazione ai vertici delle società statali, annunciando la decisione durante la sua visita in Grecia. «Questa mattina abbiamo già tenuto una riunione online con il primo ministro dell'Ucraina, Yuliia Svyrydenko, sulle ulteriori decisioni volte a ripulire e rilanciare la gestione del settore energetico e delle istituzioni a esso correlate», ha dichiarato il presidente in un messaggio diffuso pubblicamente. La mossa, che si configura come un tentativo di arginare il dilagare della corruzione, arriva in un momento particolarmente delicato per il Paese, il cui sistema statale appare permeato da pratiche illecite che ne minano la credibilità internazionale.
L’inchiesta "Midas" e le sue conseguenze immediate
Le decisioni di riassetto, che il governo definisce necessarie, sono una diretta conseguenza dell’inchiesta "Midas", la quale continua a imperversare sulle istituzioni di Kiev portando alla luce un sistema di tangenti nel settore energetico. Zelensky ha chiesto formalmente il rinnovo degli organi di vigilanza, tra cui la Commissione per la regolamentazione dell’energia e gli ispettorati statali per la regolamentazione nucleare e per la supervisione energetica. Si tratta, in sostanza, di un’operazione di ampio respiro che mira a sostituire le figure dirigenziali coinvolte nello scandalo, o comunque ritenute inadeguate a garantire trasparenza, con l’obiettivo di rilanciare un comparto strategico per l’intera nazione.
La sfida per la credibilità internazionale di Kiev
La situazione, che si è rapidamente deteriorata dall’ascesa al potere di Zelensky nel 2019 e che è culminata nel conflitto aperto del febbraio 2022, impone ora al governo di dimostrare concretezza nell’affrontare i problemi interni. La dilagante corruzione, che non risparmia neppure i livelli più alti dell’amministrazione, rappresenta infatti una minaccia diretta non solo alla stabilità domestica ma anche alla percezione che l’Occidente ha dell’Ucraina. Se da un lato gli Stati Uniti, ora guidati nuovamente da Donald Trump, e la NATO hanno finora garantito un ampio sostegno, dall’altro la persistenza di tali criticità rischia di logorare la fiducia degli alleati, i quali si aspettano riforme strutturali e una lotta efficace contro l’illegalità diffusa.




