Venezia 83, tra divi, politica e memoria: al via la Mostra del Cinema
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre il Lido si prepara ad accogliere il fiume di luci, star e cinefili che da domani animeranno la 83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, sono già molte le storie che si intrecciano dietro le quinte di quella che si preannuncia come un'edizione densa di significati, non solo cinematografici.
La kermesse, in programma dal 2 al 12 settembre, si apre con un omaggio sentito e al contempo malinconico: la preapertura di oggi, 1 settembre, è stata dedicata alla proiezione della versione restaurata in 4K di "Col cuore in gola" di Tinto Brass, un thriller pop del 1967 che segna il ritorno ideale del regista veneziano nella sua città natale.
Un ritorno, quello di Brass, reso ancora più emblematico dalla sua assenza fisica, motivata da ragioni di salute, che ha trasformato la serata in una sorta di celebrazione a distanza, con la moglie Caterina Varzi a fargli da portavoce presso la stampa e il pubblico presente in Sala Darsena.
L'omaggio a Tinto Brass e il restauro di un'opera ribelle
Il film "Col cuore in gola", interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin, rappresenta una delle prove più sperimentali e libere di Brass, un'opera che mescola il giallo con le atmosfere della Pop Art e del fumetto, lontana dagli stereotipi che spesso vengono associati alla sua filmografia successiva. Il restauro, curato dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma con il supporto di Netflix, ha riportato alla luce un gioiello del cinema d'autore italiano, che proprio a Venezia, nel lontano 1967, era stato presentato fuori concorso.
La scelta di omaggiare Brass, che per l'occasione ha anche ricevuto il Premio Pietro Bianchi della critica italiana, non è solo un gesto di riconoscenza verso un autore anticonformista, ma anche un'operazione di memoria culturale che la Mostra compie, riportando alla luce un'opera fondamentale del suo percorso. Nonostante l'assenza del regista, il suo messaggio, letto dalla moglie, ha sottolineato il legame profondo e viscerale con Venezia, definita quasi come una musa ispiratrice: "Venezia mi è madre, moglie, amante".
Una dichiarazione che sottolinea quanto questo evento rappresenti per Brass un "ritorno a casa", un cerchio che si chiude dopo quasi sessant'anni.
Il cinema tra divismo e impegno politico
Ma il cinema, come sempre, non è solo evasione e glamour. L'edizione di quest'anno, come già accaduto in passato, si trova a fare i conti con il peso dell'attualità e delle tensioni geopolitiche. Il vento della politica soffia forte sul Lido, portando con sé polemiche e dibattiti che rischiano di oscurare, almeno in parte, le pellicole in concorso.
Se da un lato si attende con trepidazione l'arrivo di star hollywoodiane del calibro di George Clooney, che riceverà il Leone d'Oro alla carriera, Penélope Cruz, Javier Bardem e Robert Pattinson, dall'altro lato il festival è già al centro di accese discussioni. La presenza di alcuni film, come il documentario "Naza" di Yuval Abraham e Rachel Szor, che indaga le modalità di calcolo delle vittime civili nei conflitti a Gaza, promette di riaccendere i riflettori su una questione spinosa.
Il collettivo Venice4Palestine, già attivo lo scorso anno, ha alzato la voce con un nuovo appello alla Biennale, chiedendo gesti di solidarietà e accendendo un dibattito che coinvolge personalità del calibro di Annie Ernaux e Matteo Garrone.
Tra polemiche politiche e scelte editoriali coraggiose
A complicare ulteriormente il quadro, c'è la questione legata al monumentale film "Dau" del regista russo dissidente Ilya Khrzhanovsky. Nonostante l'autore sia apertamente contrario all'invasione dell'Ucraina e abbia rinunciato alla cittadinanza russa, le accuse di Kiev, secondo cui l'opera sarebbe legata a finanziatori vicini al sistema russo, hanno gettato un'ombra sulla sua selezione.
La Biennale, nelle persone del suo presidente Pietrangelo Buttafuoco, ha difeso la scelta, sottolineando che censurare il film significherebbe colpire un'opera antitotalitaria e il suo stesso autore, perseguitato dal regime di Putin. Una scelta, quella di riaprire il Padiglione russo, che è costata cara all'istituzione veneziana, la quale ha visto tagliato un contributo europeo di due milioni di euro, una decisione che Buttafuoco ha comunque rivendicato con fermezza, dichiarando che la Biennale saprà far fronte a questo "buco" di bilancio.
Lo sguardo del Corriere: "Che Spettacolo!"
In questo contesto così vibrante e complesso, si inserisce anche l'iniziativa "Che Spettacolo!", lo spazio curato dal Corriere della Sera in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo, che torna al Lido per offrire al pubblico una chiave di lettura diversa del festival. Dopo il successo dello scorso anno, la partnership tra RCS MediaGroup e la Fondazione si rinnova, portando alle Procuratie del Lido un calendario ricco di incontri, dibattiti e conversazioni con i protagonisti della kermesse.
Non solo red carpet, quindi, ma un vero e proprio laboratorio di idee e riflessioni, dove il cinema diventa pretesto per parlare di cultura, società e attualità, con le firme del Corriere e della Rivista del Cinematografo a guidare il racconto. "Che Spettacolo!" si propone come un osservatorio privilegiato per scoprire il lato più umano e profondo del festival, un punto d'incontro tra il grande pubblico e gli artisti, in un'edizione che, tra stelle del firmamento hollywoodiano e inquietudini politiche, si conferma ancora una volta come lo specchio del nostro tempo.
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