Trump non demorde sulla Groenlandia: «Dobbiamo averla, è strategica»
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Redazione Esteri
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NEW YORK – Donald Trump, che non ha mai nascosto la sua ossessione per l’isola artica, ha rilanciato con toni perentori l’idea di un’annessione, definendola indispensabile per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. «Abbiamo bisogno della Groenlandia, mi dispiace dirlo così, ma dobbiamo averla», ha dichiarato durante un’intervista con il podcaster Vince Coglianese, senza preoccuparsi delle reazioni diplomatiche che le sue parole avrebbero potuto scatenare.
La Groenlandia, territorio autonomo danese ma con ampie competenze di autogoverno, è da tempo nel mirino di Washington, che la considera un avamposto fondamentale per il controllo dell’Artico, regione sempre più contesa per le sue risorse energetiche e le rotte commerciali rese accessibili dallo scioglimento dei ghiacci. Non a caso, la visita lampo del vicepresidente J.D. Vance – inizialmente programmata solo per la moglie Usha e alcuni funzionari – è stata interpretata come un ulteriore segnale di pressione, nonostante le rassicurazioni ufficiali sul carattere “culturale” del viaggio.
La delegazione, che include anche il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz e il segretario all’energia Chris Wright, avrebbe dovuto limitarsi a incontri istituzionali e a eventi folkloristici, come la gara di slitte trainate da cani. Ma l’aggiunta all’ultimo momento di Vance, noto per le posizioni ultraconservatrici, ha alimentato sospetti su un vero e proprio sopralluogo strategico, culminato con una tappa alla base militare di Pituffik, dove operano soldati americani.
Copenaghen, pur evitando toni apertamente polemici, ha ribadito che l’isola non è in vendita, come già accaduto nel 2019 quando la proposta di acquisto avanzata da Trump suscitò sdegno e beffe. Stavolta, però, la retorica del tycoon sembra più incisiva, legata a una visione geopolitica che punta a marginalizzare l’influenza europea nell’area. Resta da vedere se la Danimarca, membro della Nato, riuscirà a contrastare le mire statunitensi senza compromettere i rapporti con Washington, mentre l’Unione Europea osserva con apprensione un braccio di ferro che potrebbe alterare gli equilibri del continente.
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