Francia, i sindacati danno ultimatum al premier Lecornu: risposte entro il 24 settembre
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Redazione Esteri
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La Francia di Sébastien Lecornu, il nuovo primo ministro incaricato da Emmanuel Macron di guidare un esecutivo di transizione, naviga in acque agitate, stretta nella morsa di una protesta sociale che non accenna a placarsi. Dopo una giornata di mobilitazione nazionale, che ieri ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone secondo le stime più caute – un milione per le organizzazioni sindacali – i leader dei lavoratori hanno lanciato un vero e proprio ultimatum al governo.
La richiesta, perentoria, è di ottenere risposte concrete e soddisfacenti, entro e non oltre il prossimo 24 settembre, sulle questioni che da mesi alimentano il malcontento popolare: la riforma delle pensioni, che estende di fatto gli anni lavorativi necessari per accedere al trattamento pensionistico, e i pesanti tagli alla spesa pubblica che minano la tenuta di servizi essenziali come la sanità e l'istruzione. Lecornu, dal canto suo, ha già annunciato alcune concessioni, tentando di disinnescare la rabbia che serpeggia nel paese; le sue parole, tuttavia, non sono state giudicate sufficienti dalle sigle, che reclamano un cambio di rotta netto e inequivocabile nelle politiche economiche e sociali.
Se le richieste non verranno accolte, i sindacati si riuniranno immediatamente per indire una nuova, imponente, giornata di scioperi e manifestazioni, prolungando così un braccio di ferro che tiene con il fiato sospeso l’Eliseo e mette a serio rischio la già precaria stabilità dell’esecutivo. La protesta, che trae origine dalla profonda crisi socioeconomica in atto, unisce trasversalmente un ampio spettro della società francese, accomunato dal rifiuto delle politiche di austerità e dalla richiesta di una fiscalità più equa, che gravi in misura maggiore sulle fasce di popolazione più abbienti.




