Bombe russe su Kharkiv: decine di vittime tra cui una famiglia, mentre a Washington si prepara il vertice con Trump
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Redazione Esteri
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Le esplosioni hanno squarciato l’alba a Kharkiv, colpendo ancora una volta la città ucraina, già martoriata da mesi di bombardamenti. Nella notte tra il 17 e il 18 agosto, i raid russi hanno ucciso almeno quattordici persone, secondo l’ultimo bilancio fornito dalle autorità locali, che hanno segnalato anche ventitre feriti. Tra le vittime, una famiglia intera: una bambina, il fratello sedicenne e i genitori, annientati da un attacco con droni in un quartiere residenziale a nord-est della città.
Mentre i soccorritori scavavano tra le macerie, a migliaia di chilometri di distanza, a Washington, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si preparava all’incontro con Donald Trump e i leader europei per discutere una possibile via d’uscita dal conflitto. “La guerra deve finire, ma non può esserci alcuna ricompensa per l’invasione”, ha dichiarato Zelensky, ribadendo la posizione di Kiev: nessuna concessione territoriale in cambio della pace.
L’escalation militare russa, tuttavia, sembra contraddire ogni apertura diplomatica. Oltre a Kharkiv, anche Donetsk e Zaporizhzhia sono state colpite da nuovi raid, mentre un caccia Mig-31 armato di missili ipersonici ha fatto scattare l’allarme aereo a Kiev, alimentando timori di un’ulteriore intensificazione degli attacchi.
La strategia di Mosca appare chiara: aumentare la pressione militare proprio mentre si avviano i negoziati, forse nel tentativo di condizionarne gli esiti. Ma le parole di Zelensky lasciano intendere che, nonostante le devastazioni, Kiev non intende cedere. “Dopo tre anni e mezzo di sangue, il mio popolo non accetterà di regalare territori alla Russia”, ha sottolineato un cittadino intervistato, riflettendo un sentimento diffuso tra gli ucraini.




