Le Pen vola al 35,5% e vincerebbe al ballottaggio contro tutti: il sondaggio che accende la corsa all'Eliseo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La corsa verso l'Eliseo del 2027 si scalda e un nuovo sondaggio Elabe, realizzato per BFMTV e La Tribune Dimanche, fotografa una realtà politica destinata a segnare profondamente la campagna elettorale: Marine Le Pen è data in testa al primo turno con percentuali bulgare e vincerebbe al ballottaggio contro qualsiasi avversario.

Un quadro che, a meno di otto mesi dal voto, consegna alla leader del Rassemblement National il ruolo di grandissima favorita, approfittando anche di un campo avversario che appare ancora frammentato e alla ricerca di un candidato in grado di unificare il fronte cosiddetto repubblicano.

Il sondaggio che dà la vittoria a Le Pen in tutti gli scenari

Secondo la rilevazione, condotta online tra il 26 e il 28 agosto su un campione rappresentativo di 1.500 adulti francesi, la candidata del Rassemblement National raccoglierebbe tra il 34% e il 35,5% dei consensi al primo turno. Un dato che varia a seconda degli scenari analizzati, ma che in tutte e sei le configurazioni esaminate la vede comunque saldamente in testa.

Il margine rispetto agli inseguitori è netto e lascia poco spazio a interpretazioni: la vera partita, al momento, sembra giocarsi per il secondo posto, cioè per chi avrà l'onere e l'onore di sfidarla al ballottaggio. È proprio in questa fase, quella decisiva per l'assegnazione della Presidenza della Repubblica, che il sondaggio restituisce un quadro quasi impietoso per gli avversari. Marine Le Pen, nelle simulazioni, avrebbe la meglio in tutti i confronti diretti.

Contro Édouard Philippe, ex premier e leader del partito centrista Horizons, Le Pen conquisterebbe il 52,5%, in quello che si profila come il duello più equilibrato. Il distacco diventerebbe più ampio contro Gabriel Attal o Raphaël Glucksmann, dove la leader del Rassemblement National raggiungerebbe il 57%. Lo scenario più impietoso, infine, sarebbe quello che la vedrebbe contrapposta al leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, contro il quale Le Pen otterrebbe un impressionante 69,5%.

Quest'ultimo dato, in particolare, suggerisce che il tradizionale meccanismo del "fronte repubblicano", cioè la convergenza degli elettori moderati contro l'estrema destra, potrebbe non funzionare più in modo automatico.

Il primo dibattito al Roland Garros: economia al centro

La fotografia dei sondaggi è stata, di fatto, la colonna sonora del primo vero confronto pubblico tra i candidati, che si è svolto giovedì 27 agosto sul centrale del Roland Garros. Un palcoscenico inedito, quello del tempio del tennis parigino, scelto dal Medef, la principale organizzazione degli imprenditori francesi, per ospitare il primo dibattito della campagna elettorale.

Sette candidati, provenienti da tutto lo spettro politico, si sono sfidati di fronte a una platea di imprenditori, con il tema del "coraggio" come filo conduttore di un confronto che ha messo in luce posizioni spesso irriducibili su debito pubblico, pensioni, fisco e industria. L'obiettivo, per tutti, era conquistare la fiducia di quella parte di Paese che produce ricchezza, ma anche marcare le distanze dai propri avversari in vista del voto dell'aprile 2027.

Sul centrale, insieme a Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, sono saliti Édouard Philippe e Gabriel Attal, entrambi ex primi ministri di Emmanuel Macron, il socialdemocratico Raphaël Glucksmann, il conservatore Bruno Retailleau e la leader ecologista Marine Tondelier.

Le divisioni su Europa, debito e pensioni

Il dibattito ha subito evidenziato le profonde fratture che attraversano la politica francese, in particolare sul tema europeo. Mélenchon, fedele alla sua linea, ha dichiarato di voler "disobbedire a tutto ciò che viene dall'Europa e che è in conflitto con gli interessi del popolo francese", auspicando una modifica dei trattati.

Le Pen, pur condividendo una critica di fondo a Bruxelles, ha spostato l'attenzione sul bilancio, sostenendo la necessità di tagliare il contributo francese all'UE, che per il 2026 sfiora i 29 miliardi di euro, e di eliminare migliaia di norme giudicate eccessive. Sul fronte opposto, Glucksmann ha difeso con forza il ruolo dell'Europa, attaccando quella che ha definito l'"ideologia anti-europea" di Le Pen, e ha invitato il prossimo presidente francese a battere i pugni sul tavolo di Bruxelles per difendere l'industria nazionale dalla concorrenza cinese.

Anche la questione del debito pubblico, uno dei punti deboli della Francia, ha acceso il dibattito. Philippe ha definito "pericolosa" la proposta di Mélenchon di cancellare una parte consistente del debito pubblico in mano alla banca centrale, mentre Attal, sempre in polemica con il leader della sinistra radicale, ha commentato con ironia la sua posizione, definendola "puro sadismo".

L'Europa di von der Leyen e le richieste degli imprenditori

Poco prima del confronto tra i candidati, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, aveva parlato agli stessi imprenditori, promettendo riforme economiche e amministrative a livello europeo per rendere più semplice la vita alle imprese, un messaggio che risuonava come una risposta indiretta alle spinte sovraniste emerse durante il dibattito. Il contesto del confronto è stato, infatti, quello di un Paese che cerca di rispondere a sfide economiche epocali, con una competitività in calo e un debito pubblico che preoccupa.

Non a caso, la leader del Rassemblement National ha proposto un piano di risparmio da 125 miliardi di euro, mentre i candidati del centro hanno insistito sulla necessità di controllare la spesa sociale e di riformare il sistema pensionistico.

Il dibattito al Roland Garros, dunque, non è stato solo un testa a testa retorico, ma l'anticipazione di una campagna elettorale che si preannuncia durissima, dove la partita per la successione a Emmanuel Macron si giocherà inevitabilmente sul terreno economico, con la sfida di costruire un fronte alternativo alla candidata dell'estrema destra che appare, oggi, più inavvicinabile che mai.

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