Rosalía, il malore e lo spettacolo interrotto: “Sto meglio”, la notte milanese della popstar
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Sdraiată su una barella, il pollice rivolto verso l’alto a cercare un contatto con chi la osserva attraverso lo schermo di un telefono. Un sorriso, flebile ma evidente, mentre il braccio è attraversato da una flebo e il volto, incorniciato dai paramedici, tradisce ancora il peso di un malore che ne ha fermato il cammino sul palco. È questa l’immagine con cui Rosalía ha scelto di riemergere, poche ore dopo essere stata costretta ad abbandonare la scena dell’Unipol Forum di Assago, dove il suo “Lux Tour” aveva appena superato la metà del secondo atto. “Mi sento meglio, grazie a tutti per l’amore e la comprensione”, ha scritto la cantante spagnola in un post pubblicato sui propri canali social, aggiungendo in calce una dedica – “Grazie Milano” – che restituisce, al netto dell’imprevisto, il senso di un legame saldato nonostante l’interruzione forzata.
Un’ora tra dea e demone, il trionfo incompiuto del Lux Tour
Mercoledì sera, per circa sessanta minuti, la cantante catalana ha abitato il palco dell’arena milanese con la dualità che da sempre caratterizza la sua messa in scena: sacra e profana insieme, capace di evocare l’iconografia della Vergine come di sfiorare territori più oscuri. Il Lux Tour, fin dal suo esordio, era stato pensato come una macchina teatrale di altissima densità simbolica, e quella tappa – nonostante l’epilogo inaspettato – ne ha forse persino amplificato la potenza. Perché l’interruzione, giunta al culmine di un crescendo di immagini e suggestioni, ha consegnato al pubblico presente un’opera lasciata volutamente sospesa, come se l’incompiuto potesse rivelare più di una performance portata a termine senza scosse. Lo spettacolo, anche se stroncato da un’intossicazione alimentare che ha costretto l’artista a lasciare il palco in barella per essere trasferita in ospedale, resta comunque un trionfo: lo sostengono i presenti e lo conferma la narrazione che si è sviluppata nelle ore successive, priva di polemiche e ricca invece di quella comprensione che la stessa Rosalía ha poi voluto sottolineare.
La tv smontata e rimontata, il racconto parallelo della cronaca
Nella stessa giornata in cui la popstar catalana finiva al centro dell’attenzione per il malore, il palinsesto televisivo nazionale restituiva altre storie ugualmente capaci di catturare l’attenzione del pubblico. La puntata di “Ore 14” andata in onda il 27 marzo 2026 ha ricostruito i contorni di vicende giudiziarie e di cronaca nera che, per diverso tempo, avevano occupato le prime pagine: dall’accoltellamento della professoressa bergamasca per mano di uno studente tredicenne – un fatto che ha riacceso il dibattito sulle responsabilità penali dei minori – fino alla profanazione della tomba di Pamela Genini, episodio che ha richiesto l’intervento degli inquirenti per fare luce su un gesto carico di violenza simbolica. Spazio, inoltre, al processo che vede imputata Chiara Petrolini per la morte e il seppellimento dei due neonati ritrovati a Traversetolo, un’inchiesta che prosegue tra deposizioni peritali e acquisizioni documentali. È però “Blob”, nel suo consueto esercizio di decostruzione del linguaggio televisivo, a offrire una chiave di lettura ulteriore: venti minuti di “surrogato televisivo” – così viene definita la puntata – in cui il mezzo viene smontato, rimontato e messo a nudo per rivelare ciò che, dietro le immagini di tutti i giorni, realmente si annida.
Dio e il sacro su un palco pop, il paradosso di uno show interrotto
C’è un’operazione culturale, in ciò che è accaduto all’Unipol Forum, che sfiora territori insoliti per la musica pop contemporanea. Dio e il sacro, temi da sempre capaci di attraversare l’arte ma raramente restituiti con tanta evidenza su un palco destinato a hit e coreografie patinate, tornano a essere protagonisti nel momento in cui lo spettacolo viene a mancare. Rosalía, con il suo immaginario iberico intriso di processioni e iconoclastia, rappresenta forse il caso più limpido di questa tensione spirituale applicata all’intrattenimento di massa. E proprio l’interruzione improvvisa – il sipario calato mentre l’attesa per il terzo atto restava sospesa – ha finito per attribuire alla serata un valore che molti concerti “fluviali”, perfetti nella loro esecuzione ciclica, raramente riescono a raggiungere. Paradossale, ma vero: quanto accaduto mercoledì, con la cantante costretta a fermarsi e poi ricoverata, ha avuto la forza dell’incompiuto, quella capacità di lasciare il segno che spesso solo le opere interrotte possiedono. Per il pubblico, per i media, per chi ha seguito gli aggiornamenti in tempo reale, la tappa milanese del Lux Tour si è così trasformata in un evento destinato a rimanere impresso, al di là della sua durata effettiva.




