Google Maps cambia volto, l’intelligenza artificiale di Gemini guida la svolta

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non accadeva da un decennio, a sentir loro, che l’applicazione subisse una ristrutturazione tanto profonda. Google Maps, il servizio di cartografia digitale utilizzato da oltre due miliardi di persone nel mondo, si prepara a un cambio di passo significativo, integrando al suo interno le potenzialità generative dell’intelligenza artificiale Gemini. L’annuncio, arrivato in queste ore, delinea un futuro in cui la semplice consultazione di una carta stradale lascia il posto a un dialogo vero e proprio con l’applicazione, capace di interpretare richieste complesse e di restituire una visione della realtà tridimensionale e contestualizzata. Si tratta, per usare le parole dei vertici dell’azienda di Mountain View, del rinnovamento più sostanziale mai apportato alla navigazione dall’introduzione delle mappe satellitari interattive nei telefoni di tutti.

Ask Maps, quando la domanda è tutto

La novità principale, quella che probabilmente catturerà l’attenzione degli utenti, risponde al nome di Ask Maps. Non si tratta di una semplice funzione di ricerca vocale potenziata, bensì di un’interfaccia conversazionale che permette di interrogare la mappa con il linguaggio di tutti i giorni, quello che usiamo quando chiediamo un consiglio a un amico. Non più keyword asettiche come “ristorante giapponese”, ma domande piene di sfumature e bisogni impliciti: “Cercami un locale dove poter caricare il telefono, possibilmente con poca coda e che sia aperto fino a tardi”. Gemini, in questo contesto, agisce come un assistente personale in grado di processare la domanda, incrociarla con l’enorme mole di dati accumulati in vent’anni di attività – parliamo di informazioni su oltre 300 milioni di luoghi e le recensioni di 500 milioni di contributori – e fornire una risposta che non è un elenco di link, ma una vera e propria indicazione personalizzata.

L’assistente, per generare i suoi suggerimenti, attinge esclusivamente ai dati di Maps e alle preferenze che l’utente ha manifestato nel tempo all’interno dell’ecosistema Google, come le ricerche precedenti o i luoghi salvati, senza andare a pescare in altre applicazioni come Gmail. Questo garantisce, nelle intenzioni del colosso di Mountain View, una pertinenza maggiore e una certa trasparenza. E per rispondere a un possibile dubbio, i primi a porselo in molti, i responsabili del prodotto hanno tenuto a precisare che, almeno in questa fase iniziale, i risultati generati da Ask Maps non saranno influenzati da logiche promozionali o inserzioni a pagamento.

Navigazione immersiva, la strada si fa in tre dimensioni

Parallelamente all’interfaccia conversazionale, debutterà quella che è stata battezzata Navigazione Immersiva (Immersive Navigation), un aggiornamento che ridisegna completamente l’esperienza di guida. L’obiettivo dichiarato è quello di superare la bidimensionalità delle attuali mappe per restituire una percezione molto più realistica di ciò che ci circonda. Durante il tragitto, lo schermo dello smartphone mostrerà una rappresentazione tridimensionale del paesaggio, con edifici, incroci, la forma dei cavalcavia e persino la segnaletica orizzontale riprodotti con un dettaglio grafico inedito. Gemini, analizzando le immagini di Street View e le fotografie aeree, interviene in tempo reale per mettere in evidenza elementi cruciali come i semafori, gli stop o le corsie da prendere per non sbagliare una svolta complessa.

Ma l’arricchimento non è solo visivo. Anche la voce che guida l’automobilista diventa più “naturale”, per usare l’aggettivo scelto da Google, abbandonando la rigidità dei comandi sintetici. Se ci si trova su un’autostrada, per esempio, non si sentirà più il classico “alla prossima uscita, svoltare a destra”, ma un’indicazione più fluida del tipo “supera questa uscita, la tua è la prossima, quella per la Illinois 43 South”. Un cambiamento che mira a ridurre l’ansia da prestazione, specialmente nei nodi stradali più intricati. E c’è di più: la nuova funzione cerca di risolvere quello che per molti è il vero cruccio del viaggiare, la cosiddetta “ansia dell’ultimo chilometro”. In prossimità della destinazione, Maps sarà in grado di suggerire dove parcheggiare, magari indicando il lato della strada più comodo per fermarsi, e di mostrare con chiarezza l’ingresso di un palazzo o di un complesso commerciale, evitando giri inutili.

Un dispiegamento graduale e una privacy da riconsiderare

Le nuove funzionalità, come da copione per l’azienda, non saranno disponibili per tutti immediatamente. Il debutto è previsto per gli utenti di Stati Uniti e India, sia su dispositivi Android che iOS, e solo in un secondo momento l’aggiornamento verrà esteso agli altri paesi e alla versione desktop. Per usufruirne, una volta che il rilascio toccherà l’Italia, sarà sufficiente aggiornare l’applicazione all’ultima versione disponibile; le nuove voci e le nuove grafiche compariranno direttamente nell’interfaccia, senza bisogno di attivazioni complesse.

Mentre l’entusiasmo per le potenzialità di questi strumenti è palpabile, è inevitabile che il tema della riservatezza torni prepotentemente alla ribalta. La potenza di Ask Maps risiede proprio nella sua capacità di comprendere il contesto e le abitudini dell’utilizzatore, un’abilità che si affina con il passare del tempo e con l’accumulo di dati personali. Se da un lato l’azienda assicura che l’intelligenza artificiale lavora su un perimetro ben definito di informazioni, dall’altro è innegabile che la personalizzazione spinta richiede una fiducia crescente in un sistema che, per aiutarci a trovare un parcheggio o un caffè, deve sapere molto di noi, delle nostre giornate e dei nostri spostamenti. Un baratto, quello tra privacy e utilità, che prosegue ormai da due decenni e che con questo aggiornamento raggiunge un livello di profondità inedito.

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