Compagnie aeree, tempi di volo allungati per evitare i rimborsi: le tratte coinvolte

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel settore del trasporto aereo, dove la puntualità costituisce un parametro fondamentale per gli utenti, si sta diffondendo, secondo le denunce delle associazioni dei consumatori, una pratica operativa che rischia di erodere in modo sostanziale le tutele normative a loro disposizione. La sistematica indicazione, in fase di acquisto del biglietto, di durate di volo superiori a quelle effettivamente riscontrabili nella prassi operativa appare, infatti, un espediente finalizzato a ridurre l’incidenza statistica dei ritardi ufficiali, con conseguenti ripercussioni sui diritti dei passeggeri. Questa strategia, tecnicamente definita “padding”, si traduce in un ingiustificato sacrificio delle garanzie riconosciute dalla normativa comunitaria, che prevede indennizzi specifici in caso di arrivo in ritardo oltre una certa soglia temporale.

Il meccanismo del "padding" e le tratte interessate

Il meccanismo denunciato non riguarderebbe, a quanto pare, una manciata di rotte marginali, ma un numero significativo di collegamenti, inclusi quelli a lungo raggio. Gli scostamenti rilevati tra il tempo di volo dichiarato e quello reale mostrano variazioni considerevoli, fino a oltre settanta minuti di differenza su tratte intercontinentali, come quella che collega Roma a Miami. Sui voli a medio raggio, invece, l’allungamento artificioso toccherebbe i quaranta o quarantacinque minuti, mentre su quelli più brevi ci si attestarebbe comunque su una ventina di minuti di differenza. Questo dilatare i tempi, operato sia da vettori low cost che da compagnie tradizionali, avrebbe l’effetto di spostare in avanti, in modo del tutto arbitrario, il momento di riferimento per il calcolo del ritardo effettivo, rendendo così più difficile per il passeggero veder riconosciuto il proprio diritto al risarcimento.

La reazione del Codacons e l'intervento delle autorità

Proprio per contrastare questa tendenza, il Codacons ha annunciato di avere pronto un nuovo esposto, che verrà indirizzato sia all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che all’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. L’obiettivo dell’associazione è chiaro: sollecitare un accertamento approfondito su quanto denunciato, affinché venga valutata la sussistenza di una pratica commerciale scorretta e lesiva degli interessi collettivi. La questione si inserisce, del resto, in un contesto di generale tensione sul fronte dei costi del trasporto aereo, caratterizzato da rincari che, in alcune fasce stagionali, hanno raggiunto picchi molto elevati, mettendo ulteriormente sotto pressione il bilancio dei viaggiatori.

Le implicazioni per la tutela del consumatore

La normativa europea, che pure ha introdotto strumenti di protezione per i passeggeri aerei, rischia di vedere sminuita la sua efficacia se le compagnie possono, di fatto, modificare i parametri temporali su cui quelle tutele si fondano. L’indicazione di una durata di volo gonfiata, se non adeguatamente contrastata dalle autorità di vigilanza, crea un pericoloso squilibrio nel rapporto tra vettore e utente. Il risultato è una sostanziale limitazione nell’esercizio di un diritto sancito per legge, che finisce per trasformarsi in un mero risparmio economico per le compagnie, a danno di chi ha acquistato un servizio e si aspetta che venga erogato nel rispetto di regole chiare e trasparenti. La vicenda, pertanto, oltre a rappresentare un possibile illecito commerciale, tocca il tema più ampio dell’effettività delle garanzie giuridiche in un mercato complesso e soggetto a dinamiche peculiari.

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