Nesli scrive a Fabri Fibra: «La tua famiglia non ti ha mai ostacolato, basta rancori»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Una lettera pubblica postata su Instagram, corredata da fotografie d’infanzia che ritraggono i due fratelli abbracciati e sorridenti, ha interrotto un silenzio durato quasi vent’anni. Francesco Tarducci, in arte Nesli, ha risposto così alle recenti dichiarazioni del fratello maggiore Fabrizio (conosciuto come Fabri Fibra), il quale, nel corso di un podcast legato al reality musicale “Nuova Scena”, aveva riacceso i riflettori su una frattura familiare che ormai da tempo immemorabile alimenta la cronaca rosa e i dissidi nel panorama hip hop italiano.

La scintilla, come spesso accade in questi casi, è scoccata da un confronto tra i giudici del programma in cui Fibra, spalleggiato da Guè, sosteneva una tesi opposta a quella di Geolier e Rose Villain: l’assenza di supporto e la presenza di un vero e proprio ostacolo fra le mura domestiche durante l’ascesa artistica.

La replica del fratello minore

Nesli non ha raccolto l’invito a una polemica sterile, bensì ha scelto la via della memoria affettiva e dell’invito alla pacificazione. «Credo sia arrivato il momento di parlarti a cuore aperto e dirti che tutto il male, tutto il dolore che hai provato e che quel dolore ha generato, possiamo lasciarli andare, perché appartengono al passato»: si apre con queste parole il lungo messaggio indirizzato al fratello, pubblicato nella serata di domenica 14 giugno.

L’obiettivo dichiarato è quello di ricucire uno strappo che, a giudicare dalle parole di Nesli, sembra aver consumato più di una parte della famiglia. Contrariamente a quanto sostenuto da Fabri Fibra in più occasioni e ribadito anche recentemente davanti ai microfoni, il cantante di “Nesli” afferma con decisione che «la tua famiglia non ti ha mai ostacolato e ha sempre creduto in te, nel nome del valore più grande: l’amore».

Due visioni opposte della stessa storia

L’interpretazione degli avvenimenti passati, inevitabilmente soggettiva, viene qui scissa in due racconti paralleli che difficilmente troveranno un punto d’incontro. Se Fabri Fibra ha sempre descritto un ambiente familiare complesso, arrivando a denunciare episodi di vera e propria violenza psicologica o fisica nei suoi testi (si ricordano versi come “prendevo botte fino a quando non usciva il sangue”), Nesli restituisce un ritratto profondamente diverso dei genitori e della sorella.

Il padre, pur non essendo stato «particolarmente presente», viene definito «un uomo buono, ricordato con affetto da chi lo ha conosciuto»; la madre viene descritta come una figura forte, capace di crescere tre figli da sola senza far mancare loro nulla. Nesli sottolinea come l’amore autentico abbia spesso il coraggio di fare un passo indietro: «Ti abbiamo lasciato libero, nonostante il dolore. Non abbiamo camminato accanto a te sulla tua strada, perché era la tua e non la nostra».

Un appello alla liberazione dal rancore

La lettera, che evita volutamente qualsiasi tono di accusa diretta, si configura piuttosto come un tentativo di esorcizzare il passato attraverso il perdono e la consapevolezza. Nesli invita il fratello a rileggere la propria storia con occhi nuovi, sostenendo che «tutto ciò che hai vissuto ti ha reso l’uomo che sei oggi, nel bene e nel male».

L’augurio finale è che possa arrivare la pace di guardare indietro «senza lasciare spazio alla rabbia e al rancore»; un’apertura, quest’ultima, che lascia intendere la possibilità di un futuro riavvicinamento: «Forse un giorno ci ritroveremo». Al momento, dalla sponda opposta, non è arrivata alcuna replica ufficiale da parte di Fabri Fibra, che per il momento mantiene il silenzio sulla proposta di tregua lanciatagli dal fratello minore attraverso i social network.

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