Trump: «Troppo odio tra Zelensky e Putin, la pace forse impossibile»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ipotesi di una soluzione rapida al conflitto in Ucraina sembra sfumare, almeno secondo il presidente americano Donald Trump, che in un’intervista a Nbc News ha parlato di un «odio tremendo» tra Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, aggiungendo che lo stesso risentimento coinvolgerebbe anche i vertici militari dei due paesi. «Stiamo parlando di un odio tremendo tra questi due uomini», ha dichiarato Trump, sottolineando come la tensione personale tra i leader possa rendere vani gli sforzi diplomatici.

Intanto, la guerra prosegue senza tregua. Nella notte, le autorità russe hanno annunciato di aver respinto un attacco di droni ucraini diretto verso Mosca, a pochi giorni dalle celebrazioni del 9 maggio, data in cui la Russia commemora la vittoria sul nazismo. Il sindaco Sergej Sobyanin ha precisato su Telegram che quattro velivoli senza pilota sono stati intercettati senza provocare danni o vittime, in un’operazione che rientra in una strategia di Kiev sempre più orientata a colpire obiettivi simbolici oltre il fronte.

Trump, che in passato aveva sostenuto di poter fermare la guerra «in 24 ore», sembra ora ammettere la complessità della situazione. Le sue parole rivelano un cambio di tono: dall’ottimismo iniziale si passa a un realismo carico di scetticismo. «La pace? C’è troppo odio», ha affermato, lasciando intendere che le divisioni tra i due schieramenti potrebbero essere insanabili.

Un altro elemento emerso dall’intervista riguarda le intenzioni di Putin, che secondo Trump avrebbe pianificato l’invasione già nel 2014, anno in cui la Russia annesse la Crimea. Una ricostruzione che, se confermata, ridisegnerebbe la cronologia del conflitto, mostrando come Mosca abbia lavorato a lungo per preparare l’escalation.

Nel frattempo, riaffiorano immagini d’archivio che ritraggono Putin nel 1991, allora funzionario a San Pietroburgo, mentre si definisce «un uomo fortunato». Il presidente russo, interpellato dal giornalista Pavel Zarubin, non ha smentito quelle parole, ma il contesto in cui vengono riproposte – tra bombardamenti e trattative fallite – le rende quasi un’ironica controprova della sua attuale parabola politica.

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