La Calabria tiene il punto con Washington: i medici cubani restano, ma si cercano alternative per il futuro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è svolto nella mattinata del 23 febbraio, negli uffici della Regione Calabria a Catanzaro, un incontro di alto profilo diplomatico che aveva al centro il destino della sanità locale e, più specificamente, il ruolo dei circa quattrocento medici cubani attualmente in servizio negli ospedali della regione. Il governatore Roberto Occhiuto ha ricevuto l’ambasciatore Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, e il console generale degli Stati Uniti a Napoli, Terrence Flynn; un faccia a faccia, questo, reso necessario dalle rinnovate pressioni dell’amministrazione Trump, che ha recentemente inasprito le sanzioni contro L’Avana arrivando a colpire anche il settore sanitario dell’isola e, di riflesso, le missioni mediche all’estero che rappresentano una voce fondamentale per l’economia cubana -2-3.

Nel corso del colloquio, durato diverse ore e definito cordiale dalle fonti ufficiali, Occhiuto ha ribadito con fermezza che la presenza dei sanitari caraibici, i quali – come è noto – garantiscono il funzionamento di reparti essenziali quali i pronto soccorso, la cardiologia e la chirurgia in una terra che soffre una cronica carenza di personale, rappresenta ancora oggi una necessità improrogabile per garantire il diritto alla cura dei cittadini -2-5. Il governatore non ha nascosto come l’obiettivo iniziale, fissato in un accordo del 2022 con l’impresa di Servizi Medici Cubani, fosse quello di arrivare a impiegarne addirittura mille, un traguardo che sembra ora dover fare i conti con le direttive della Casa Bianca; ciononostante, ha assicurato ai rappresentanti statunitensi che i professionisti già operativi, molti dei quali costituiscono ormai una piccola colonia ben inserita in centri come Polistena, dove tengono in piedi l’ospedale Santa Maria degli Ungheresi per l’intera Piana di Gioia Tauro, continueranno il loro lavoro anche nei prossimi anni -1-7.

La sfida dell’embargo e la ricerca di nuovi camici bianchi

L’elemento di novità emerso dal vertice, che ha visto la partecipazione anche del console Flynn, risiede nella volontà della Regione di esplorare percorsi alternativi per il reclutamento di personale, senza però cedere a quella che viene percepita come un’ingerenza legata all’embargo contro l’isola comunista. Occhiuto ha infatti illustrato ai funzionari americani la strada intrapresa a metà gennaio con la pubblicazione di una manifestazione di interesse rivolta non solo a medici dell’Unione Europea, ma anche a professionisti extracomunitari e, dettaglio non secondario, a quelli cubani che volessero trasferirsi in Calabria in autonomia, svincolati cioè dalla missione governativa che ora finisce nel mirino di Washington -2-5. Una mossa, quest’ultima, che prova a coniugare le esigenze sanitarie calabresi con le complessità della geopolitica, offrendo una sponda al dialogo con il Dipartimento di Stato americano senza però smantellare un programma che, di fatto, ha scongiurato il collasso di diverse strutture ospedaliere.

Il diritto alla salute come priorità sovraordinata

Durante l’incontro, il governatore ha puntualizzato come i contatti con l’amministrazione statunitense, già intensificatisi nelle ultime settimane, non abbiano mai interrotto un confronto che definisce sereno e costruttivo -10. La posizione della Calabria, ha spiegato Occhiuto, non vuole essere una provocazione né uno schieramento ideologico, ma si fonda sulla constatazione della realtà: senza quei camici bianchi – siano essi cardiologi, ematologi, radiologi o anestesisti – diversi reparti sarebbero costretti a chiudere, con conseguenze inaccettabili per una popolazione che già vive in un contesto di difficoltà sanitaria. È su questo presupposto che il governatore ha chiesto comprensione agli interlocutori, ricordando che la sua priorità assoluta, al di là delle direttive che arrivano da Washington, rimane la tutela della salute pubblica -5.

L’ombra delle sanzioni Usa sul sistema Cuba

Sullo sfondo di questa partita diplomatica, che vede la Regione calabrese muoversi in un equilibrio delicato tra autonomia e rispetto degli accordi internazionali, pesano le conseguenze drammatiche delle politiche della nuova amministrazione Trump nei confronti de L’Avana. Il blocco energetico imposto dagli Stati Uniti, che di fatto ha congelato le forniture di petrolio all’isola, sta portando il sistema sanitario cubano a un passo dal collasso, come denunciato dal ministro della Salute cubano, José Ángel Portal Miranda, il quale ha lanciato l’allarme sulla possibilità che milioni di persone con patologie croniche restino senza cure e che migliaia di malati oncologici vedano interrompersi radioterapie e chemioterapie -3-6. Una situazione paradossale, quella che vede la Calabria difendere il contributo di medici provenienti da un Paese la cui stessa sanità pubblica, un modello universalistico, è messa in ginocchio proprio dalle sanzioni che si vorrebbero estendere fino a lambire le coste italiane.

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