Netanyahu all’Onu: «A Gaza nessun genocidio, abbiamo evitato il nostro»
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Redazione Esteri
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L’aula dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite si è svuotata mentre Benjamin Netanyahu si avvicinava al podio. Decine di delegati hanno lasciato i banchi in segno di protesta, alcuni intonando slogan filo-palestinesi. Il presidente dell’Assemblea, Khalilur Rahman, ha dovuto chiedere più volte ordine. Netanyahu, abito blu scuro e cravatta rossa, ha reagito definendo i presenti «codardi morali» e invitando anche gli altri a uscire.
Il discorso e le accuse respinte
Al centro dell’intervento c’è stata la guerra con l’Iran. Attaccare Teheran, ha detto, «è stata una delle decisioni più facili che abbia mai dovuto prendere». Secondo il premier, difendendo se stesso Israele difende anche quei Paesi i cui rappresentanti hanno lasciato l’aula, e alcuni dei loro leader lo ringrazierebbero in privato per i colpi inferti al programma nucleare iraniano. Ha poi ringraziato Donald Trump per l’azione contro l’Iran e promesso che Israele continuerà a combattere: «Non abbiamo altra scelta».
Sulla Cisgiordania, Netanyahu ha ridimensionato la violenza dei coloni, attribuendola a «una manciata di giovani teppisti, circa 150 persone, che vanno a lanciare pietre o ad abbattere ulivi». Ha detto di non tollerare gli atti di giustizia privata, accusando però leader stranieri e stampa internazionale di deformare la portata degli episodi. Quanto alle accuse di genocidio a Gaza, le ha bollate come «la più grande bugia del secolo». «Israele non ha commesso genocidio. Israele ha prevenuto il genocidio», ha affermato, citando l’invio di aiuti umanitari e le vaccinazioni antipolio come prova della condotta israeliana.
Le proteste a New York e gli arresti
Mentre Netanyahu parlava, fuori dal Palazzo di Vetro andava in scena una protesta organizzata da Jewish Voice for Peace. Circa 250 persone si sono radunate a Midtown Manhattan, bloccando l’incrocio tra la 39esima Strada e la First Avenue. La polizia di New York ha chiesto più volte ai manifestanti di liberare la carreggiata; al rifiuto di una parte del gruppo, sono scattati gli arresti.
Tra le persone fermate c’è l’attrice Susan Sarandon, da sempre critica dell’operato israeliano a Gaza e in Cisgiordania. Insieme a lei, secondo quanto riportato, sono stati portati via in manette anche l’attrice Hannah Einbinder e altri attivisti e politici locali. I manifestanti indossavano magliette con scritte come «Finanziamo le persone, non le bombe» e «Fermate il genocidio».
La risposta del sindaco e il mandato internazionale
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha replicato duramente al discorso di Netanyahu. «Le sue bugie non possono cancellare il fatto che rimane oggetto di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità», ha dichiarato, riferendosi al provvedimento emesso nel novembre 2024 dalla Corte dell’Aia. A luglio, lo stesso Mamdani aveva chiesto alle autorità federali statunitensi di eseguire il mandato, riconoscendo che il Comune di New York non ha l’autorità legale per farlo.
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