Milano si veste di design, tra auto concept e pasticceria trasformata in opera d’arte

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La kermesse che da anni trasforma il capoluogo lombardo in un cantiere a cielo aperto sta per tornare, e lo fa con un’edizione, quella del 2026, che sembra voler accentuare ulteriormente la contaminazione tra settori solo apparentemente distanti. Dal 20 al 26 aprile, in concomitanza con il Salone del Mobile ospitato negli spazi di Rho Fiera, la Milano Design Week (e il suo alter ego diffuso, il Fuorisalone) occuperà i distretti storici come Brera, Tortona, Isola, 5Vie e Durini, sebbene quest’anno, per esplicita delibera comunale, le strade siano state liberate dalla pubblicità ambulante e dalla distribuzione indiscriminata di gadget. Un vuoto, quello lasciato dai venditori improvvisati, che verrà riempito da installazioni e spazi espositivi veri e propri, in un tentativo di elevare la qualità della fruizione.

L’asse moda-design e i motori in mostra

A tenere le fila di questo dialogo tra abito e arredo ci pensa la Camera Nazionale della Moda Italiana, che presenta la nuova edizione di Milano Moda Design: un calendario fitto di oltre cinquanta appuntamenti, tra presentazioni di home collection, installazioni ed eventi speciali, in programma dal 19 aprile. Non si tratta solo di vetrine patinate: marchi come Gucci, con l’esposizione "Memoria" curata da Demna ai Chiostri di San Simpliciano, e Prada, che trasformerà il refettorio di Santa Maria delle Grazie in una aula per il simposio "Prada Frames", cercano di restituire una profondità culturale che vada oltre il semplice prodotto.

Parallelamente, il mondo automotive irrompe con prepotenza nella settimana del design, utilizzando il palcoscenico milanese per lanciare concept e visioni di mobilità futura. Audi, ad esempio, ha scelto Portrait Milano per il proprio hub, dove lo Zaha Hadid Architects firma l’installazione "Origin", affiancata dalle anteprime italiane della monoposto di Formula 1 e della nuova RS 5 plug-in. Non molto distante, Fiat allestisce "Ciao Futuro!" nel Tortona District, un percorso espositivo che mette in dialogo la storica 500 del 1957 con la Panda anni Ottanta, chiedendo nel contempo agli studenti di IED e ISIA di disegnare l’utilitaria di domani. Hyundai, invece, sceglie la kermesse per il debutto mondiale della Ioniq 3, una hatchback elettrica che anticipa le linee del nuovo corso del costruttore coreano.

L’ospitalità come esperienza immersiva

Se l’offerta culturale si moltiplica, la domanda di spazi in cui soggiornare segue la stessa parabola ascendente, con prezzi che, come rilevano le agenzie immobiliari, subiscono impennate a doppia cifra soprattutto nei distretti più ambiti. Per chi cerca però un’esperienza che non si esaurisca nel pernottamento, l’offerta alberghiera milanese risponde con strutture che sono esse stesse tasselli del racconto del design. The Carlton, in via Senato, ha recentemente completato un restyling quinquennale affidato a Paolo Moschino e Philip Vergeylen, trasformando le sue 61 camere in una galleria dove l’art déco si scontra con installazioni artistiche contemporanee, come il "Ritratto di Medora" esposto alla conciergerie.

Diversa ma altrettanto stratificata è la proposta di Casa Brera, in piazzetta Bossi, firmata dall’architetta Patricia Urquiola. Qui, l’intervento non cancella la memoria razionalista dell’edificio originario progettato da Pietro Lingeri; anzi, Urquiola gioca con le geometrie severe e i marmi, mentre il fotografo Tim Walker firma un’opera ipnotica nel living lounge. Una soluzione più raccolta è offerta dal Nemi Hotel in via Benvenuto Cellini, dove il concetto del "nido" (evocato dal nome) si traduce in un progetto di Spagnulo & Partners che presta particolare attenzione alla luce naturale e alle opere grafiche di Matteo Fumagalli, le quali celebrano le icone milanesi senza cadere nella nostalgia.

La memoria dolce della pasticceria Cucchi

In un contesto dominato da grandi numeri e allestimenti faraonici, c’è un luogo che sceglie la via della quiete e della stratificazione temporale: la Pasticceria Cucchi. Fondata nel 1936 da Luigi Cucchi, questo locale storico di corso Genova ha rappresentato per decenni un punto di ritrovo per poeti come Ungaretti e per una certa borghesia intellettuale milanese. Danneggiata dai bombardamenti del ’43, la pasticceria è rinata diventando un'abitudine quotidiana per generazioni di studenti del vicino liceo Tito Livio e per i giornalisti in trasferta alla Triennale.

Per il Fuorisalone 2026, il marchio Marni ha deciso di effettuarvi un takeover, affidando il progetto a RedDuo, lo studio multidisciplinare di Andrea Rosso e Fabiola Di Virgilio. L’intervento non stravolge l’identità del luogo: gli arredi anni Cinquanta restano al loro posto, la celebre tenda verde continua a sventolare sul marciapiede. Quello che cambia è la texture dell’esperienza, con una palette di colori (rosse e verdi, pois e righe) che tinge la mise en place e una serie di performance musicali che, come ai tempi del "caffè concerto", riempiranno le serate. L’installazione, aperta fino a metà luglio, restituisce così l’idea di una moda che non si limita a occupare uno spazio, ma ne rispetta i rituali e la memoria.

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