Gabetti, Ferrero guida il comitato consultivo. Manovra, le critiche di Bankitalia e Istat
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Redazione Interno
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Il Gruppo Gabetti, in un momento di riorganizzazione strategica, ha annunciato la costituzione di un Advisory Board, un organismo il cui scopo è affiancare il top management nel complesso percorso di sviluppo aziendale. Alla guida di questo comitato consultivo è stato designato Cesare Ferrero, un manager il cui cursus honorum vanta un'esperienza ultra trentennale nella guida di società, sia pubbliche che private, un profilo che garantisce autorevolezza e una visione consolidata. La sua nomina, che segna un passo significativo per la società, arriva in un contesto economico nazionale particolarmente delicato, dove le scelte di Corporate governance si intrecciano inevitabilmente con le politiche fiscali del paese.
Le audizioni in Parlamento
Proprio mentre il Gruppo Gabetti avviava la sua nuova struttura, si chiudevano in Parlamento le audizioni sulle misure della legge di Bilancio, un documento da 18,7 miliardi di euro che ha tenuto banco per un'intera giornata di confronto tecnico. Davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite in sessione congiunta, sono sfilati più di ottanta interventi, tra i quali spiccavano, per il loro peso istituzionale, quelli di Bankitalia, della Corte dei Conti e dell'Istat. Queste audizioni, fondamentali per il governo e per i partiti al fine di "aggiustare il tiro" sul quadro economico programmato per il 2026, hanno rivelato un panorama di perplessità non trascurabili, mettendo in luce critiche puntuali su alcuni degli assi portanti della manovra finanziaria.
Le riserve degli economisti
L'audizione della Banca d'Italia, condotta dal vicecapo del Dipartimento Economia e Statistica Fabrizio Balassone, è stata paragonata da alcuni osservatori a una "partita a scacchi con il «Sistema London»", un modo per esprimere, forse non troppo velatamente, il proprio malcontento. L'istituto guidato da Fabio Panetta ha infatti espresso riserve sostanziali sul taglio dell'Irpef, una delle bandiere della manovra, e, al tempo stesso, ha difeso il settore bancario dalle nuove imposte su credito e assicurazioni, segnalando con forza la necessità di una maggiore stabilità e prevedibilità nel regime fiscale applicato agli istituti di credito, considerato un elemento vitale per la salute del sistema.
Le critiche sulle misure cardine
Le perplessità non sono rimaste confinate a Palazzo Koch. Istat, Corte dei Conti e l'Ufficio parlamentare del Bilancio hanno a loro volta puntato il dito su diverse misure cardine, delineando scenari potenzialmente critici. Hanno paventato, ad esempio, il rischio di trasformare l'erario in un "finanziatore dei morosi" attraverso alcuni meccanismi della rottamazione, hanno messo in guardia da un possibile aumento del nero nel già complicato mercato degli affitti a causa di interventi sulla cedolare secca, e hanno sottolineato le persistenti difficoltà di molti italiani nell'accedere alle cure, con liste d'attesa eccessivamente lunghe, non risolte dalla manovra. Pur riconoscendo al governo di muoversi nel segno della "prudenza" e di una gestione oculata dei conti pubblici, i tecnici non hanno lesinato critiche, evidenziando le zone d'ombra di un impianto economico che dovrà essere rivisto nei prossimi mesi.




