La Lega Umbria attacca il metodo Proietti: "Il nuovo ospedale di Terni è a rischio"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La controversa vicenda del nuovo ospedale di Terni si arricchisce di un nuovo e aspro capitolo politico, con il capogruppo della Lega in Assemblea legislativa, Enrico Melasecche, che lancia un pesante allarme. Secondo il consigliere, dopo lo stop al progetto dello stadio-clinica, sarebbe ora in pericolo anche la realizzazione del presidio sanitario, a causa di quelle che vengono definite scelte arbitrarie e prive di un adeguato confronto istituzionale da parte della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti. Il timore, espresso in un comunicato ripreso dall’agenzia di stampa regionale, è che un metodo considerato poco trasparente possa finire per compromettere un’opera attesa da anni, la cui localizzazione e i cui costi restano oggetto di dibattito e di valutazioni tecniche ancora da chiarire compiutamente.

La presentazione che divide e la rabbia in Comune

A scatenare le reazioni più dure, tra le quali si contano quelle del sindaco e della maggioranza consiliare in Comune, è stata la decisione della presidente Proietti di presentare alla cittadinanza, in un incontro pubblico fissato per sabato, lo studio di fattibilità sulle aree idonee. Una mossa che, come riporta la stampa locale, è stata interpretata come uno scavalcamento delle istituzioni cittadine, le quali avrebbero invece preteso un tavolo di confronto preliminare. "La Regione è legittimata a presentare il lavoro in tempi e modi ritenuti opportuni. Era una promessa della presidente", ha replicato secco l’ente regionale, difendendo la propria autonomia decisionale e sottolineando come l’iniziativa rientri in un impegno preciso.

Il nodo del metodo e il rischio di un’opera "umiliata"

Ciò che viene contestato, al di là delle singole scelte tecniche che pure suscitano perplessità – come quelle relative all’individuazione dell’area di Maratta e ai costi di realizzazione – è proprio la modalità con cui la Giunta regionale sta gestendo l’iter. "Prendiamo atto che la Regione non ritiene necessario alcun confronto reale con la città", si legge in una nota di critica, dove si aggiunge che Terni viene "scavalcata, umiliata e privata del diritto a un confronto serio". Un’accusa di metodo, dunque, che si trasforma in una questione politica di rilievo, poiché investe la credibilità di un processo decisionale che dovrebbe essere, per sua natura, partecipato e condiviso, soprattutto quando riguarda un’infrastruttura di tale portata per la salute pubblica.

La difesa della maggioranza regionale e il richiamo alla concretezza

Dall’altra parte, i gruppi consiliari che sostengono l’esecutivo – PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Uniti per il Parco del Pollino – respingono le critiche, evidenziando in una nota congiunta che il lavoro della presidente ha "riportato il confronto su un terreno finalmente serio e concreto". Viene ribadito un approccio basato "sui dati, sulla competenza tecnica e sulla trasparenza", con l’assunzione di responsabilità per avviare un "percorso strutturato". Una visione che punta a sottolineare la volontà di superare le polemiche per concentrarsi su un iter fattibile, sebbene le modalità di comunicazione scelte continuino a generare attriti con l’amministrazione locale, lasciando irrisolto il conflitto tra la necessità di procedure spedite e il diritto alla partecipazione.

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