Carceri Emilia-Romagna, allarme suicidi: un tentativo ogni 33 ore
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Redazione Interno
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Nelle carceri dell’Emilia-Romagna un detenuto tenta di togliersi la vita in media ogni 33 ore. A denunciare la frequenza degli episodi è il garante regionale delle persone private della libertà Roberto Cavalieri, intervenuto dopo il malore che ha coinvolto Salim El Koudri nel penitenziario di Modena. Il dato si inserisce in una situazione segnata da un forte sovraffollamento: al 30 settembre negli istituti della regione risultavano recluse 4.098 persone a fronte di una capienza regolamentare complessiva di 2.982 posti. Significa oltre mille presenze in più rispetto alla disponibilità teorica indicata dalle statistiche del ministero della Giustizia.
Oltre mille detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare
I numeri ministeriali aggiornati alla fine di settembre indicano dieci istituti penitenziari in Emilia-Romagna e fotografano una pressione cresciuta anche nell’arco di pochi mesi. Alla fine di giugno i reclusi erano 3.958, mentre a luglio avevano già superato quota quattromila e ad agosto erano arrivati a 4.090. Tra le persone presenti nell’ultima rilevazione, 2.132 erano straniere e 170 donne. Il sovraffollamento non è quindi soltanto una percezione legata alle condizioni delle singole strutture, ma emerge direttamente dal confronto tra posti regolamentari e popolazione detenuta.
Alla pressione sugli spazi si aggiungono problemi che il garante aveva già indicato nella relazione sull’attività del 2025. In quell’anno erano stati registrati 1.322 episodi di autolesionismo e tre suicidi, mentre l’organico della Polizia penitenziaria risultava inferiore del 19% rispetto alle necessità indicate. Gli agenti in servizio erano 2.063 e a Forlì la carenza raggiungeva il 30%. Nella stessa relazione venivano segnalati anche il ricorso agli psicofarmaci, le difficoltà di accesso alle misure alternative alla detenzione e gli ostacoli incontrati dai detenuti nella ricerca di un lavoro o di un alloggio esterno.
Il suicidio di Mena Istafanous e il malore nel carcere di Modena
Pochi giorni prima dell’episodio avvenuto a Modena, nel carcere di Reggio Emilia si era tolto la vita Mena Istafanous, 26 anni, trovato impiccato nella propria cella la sera del 2 ottobre. Era stato arrestato dopo l’aggressione compiuta il 27 settembre in una stazione di servizio, dove aveva colpito con un cacciavite una donna di 66 anni e successivamente investito con l’auto due persone intervenute per soccorrerla. Il giovane risultava seguito dal Centro di salute mentale e, dopo la sua morte, è stata aperta un’indagine per istigazione al suicidio.
Il caso modenese ha inizialmente fatto scattare un nuovo allarme. El Koudri, 31 anni, accusato per l’investimento volontario di un gruppo di persone avvenuto il 16 maggio nel centro della città, è stato trovato in stato di incoscienza dopo l’assunzione di medicinali ed è stato trasferito al pronto soccorso di Baggiovara. L’uomo era detenuto nella sezione I Care del Sant’Anna, collocata vicino all’infermeria e destinata anche a persone considerate a rischio di comportamenti autolesionistici. Dopo le cure ospedaliere è stato ricondotto nel penitenziario.
Il dubbio sui farmaci ingeriti e le verifiche sull’accaduto
Le prime ricostruzioni avevano parlato di un tentativo di suicidio attraverso un’overdose di farmaci, ma nelle ore successive è emersa una versione diversa che rende meno definita la dinamica. Le pastiglie ingerite potrebbero essere appartenute al compagno di cella, cardiopatico, e non fare parte della terapia prescritta al detenuto. Non è stato ancora chiarito se lo scambio sia stato volontario oppure accidentale. Il suo avvocato Fausto Gianelli ha sottolineato di non avere elementi certi sulla natura dell’episodio e ha richiamato lo stato di fragilità psichica del proprio assistito.
Sulla gestione dei medicinali ha chiesto chiarimenti anche Deborah De Cicco, legale di Giovanni Esposito, fratello di Monica Esposito, la donna morta dopo essere stata investita nell’attacco di maggio. La richiesta riguarda in particolare le modalità con cui un detenuto sottoposto a particolare sorveglianza possa essere entrato in possesso di compresse destinate a un’altra persona. Una perizia psichiatrica depositata nei giorni precedenti aveva intanto stabilito che l’imputato era capace di intendere e di volere al momento dei fatti per i quali è accusato.
Il garante regionale ha collegato l’episodio a una situazione più ampia, ricordando che nelle strutture emiliano-romagnole i tentativi di suicidio hanno una frequenza media inferiore ai due giorni. Per il 2026 risultavano inoltre già segnalati altri quattro suicidi nelle carceri della regione e quattro decessi ancora da verificare, oltre al caso avvenuto a Reggio Emilia all’inizio di ottobre.
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