Conflitto Gaza: negoziati e operazioni militari
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Redazione Esteri
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Il governo israeliano, attraverso il suo capo di stato maggiore Eyal Zamir, ha annunciato l’imminente presentazione di un piano dettagliato per l’occupazione della Striscia di Gaza, definendolo un «punto di svolta» nel conflitto. Il progetto, che prevede diverse fasi operative, includerebbe inizialmente l’evacuazione su larga scala degli abitanti della zona, sebbene i dettagli pratici di tale operazione rimangano, com’è ovvio, di difficile attuazione e non del tutto chiariti.
Questa accelerazione militare arriva in un momento di forte tensione diplomatica. Hamas, infatti, ha dichiarato di aver accettato una proposta di cessate il fuoco della durata di 60 giorni, mediata da Egitto, Qatar e Stati Uniti, che condurrebbe al rilascio degli ostaggi detenuti a Gaza in due fasi distinte. Tuttavia, una fonte governativa israeliana ha ribadito a chiare lettere la posizione di Tel Aviv, che insiste invece per un rilascio immediato e totale dei prigionieri, senza alcuna suddivisione in più momenti.
Parallelamente ai negoziati, le operazioni di preparazione bellica proseguono senza sosta. Fonti di sicurezza riportate dal Times of Israel indicano che sono stati richiamati circa 60.000 riservisti, i quali, previa approvazione del ministro della Difesa Israel Katz, avranno un preavviso di due settimane prima dell’arruolamento effettivo per un’offensiva su Gaza City. Alcuni reparti corazzati hanno già fatto il loro ingresso nella zona, anticipando quelli che potrebbero essere i prodromi di un’azione più vasta.




