Il Papa riceve Abbas: stop al conflitto a Gaza e soluzione dei due Stati
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Redazione Interno
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Una stretta di mano calorosa ha suggerito il tono dell’incontro, lontano dalla fredda formalità che a volte caratterizza questi appuntamenti, mentre i doni scambiati, tra i quali spiccava un grande ritratto del Pontefice, hanno preparato il terreno per un colloquio privato che si è subito concentrato su questioni di drammatica attualità. Seduti uno di fronte all’altro alla grande scrivania in legno della Biblioteca del Palazzo Apostolico, con la mediazione costante di un interprete, Papa Leone XIV e il presidente palestinese Mahmoud Abbas, noto a tutti come Abu Mazen, hanno discusso a lungo, come poi ha precisato la Santa Sede, della “urgenza” di un soccorso umanitario per la popolazione di Gaza. La striscia di territorio, infatti, continua a subire attacchi israeliani nonostante la tregua proclamata lo scorso 10 ottobre, una condizione che rende ogni discorso sulla pace non più rinviabile e che impone una riflessione profonda sulle sue modalità di attuazione.
Il cuore del confronto in Biblioteca
Il Palazzo Apostolico, che ha ospitato il vertice, è stato lo scenario di un dialogo il cui contenuto, articolato e diretto, è stato reso noto attraverso un comunicato ufficiale della sala stampa vaticana. In esso si ribadisce con forza la posizione della Santa Sede, la quale, attraverso le parole del Pontefice, ha parlato della necessità non solo di prestare soccorso ai civili, ma anche di “porre termine al conflitto, perseguendo la prospettiva della soluzione a due Stati”. Questo approccio, che considera la fine delle ostilità come un obiettivo immediato e la creazione di due entità statali distinte come l’unica prospettiva di stabilità a lungo termine, delinea una posizione chiara, la quale, sebbene non nuovissima, guadagna in questo frangente una risonanza particolare data la gravità della situazione sul campo.
La giornata romana di Abu Mazen
Prima di varcare la soglia del Vaticano, il leader palestinese aveva reso omaggio alla tomba dell’ex pontefice Papa Francesco, un gesto carico di significato che collega idealmente l’attuale impegno diplomatico a quello dei suoi predecessori. L’arrivo di Abbas, il cui corteo presidenziale ha percorso una via della Conciliazione blindata e chiusa al passaggio dei fedeli per motivi di sicurezza, è stato un momento di grande impatto visivo, con la bandiera palestinese che sventolava sul cofano dell’auto scura. Ad accoglierlo, prima dell’incontro decisivo, c’era il Prefetto della Casa Pontificia, monsignor Leonardo Sapienza, figura istituzionale che ha il compito di gestire questi delicati protocolli.
Una tappa di un più ampio impegno diplomatico
La visita in Vaticano non costituisce, per il presidente Abbas, l’unico appuntamento della sua missione italiana, la quale si inserisce in un quadro di relazioni diplomatiche che la Palestina intende coltivare con attenzione. Dopo l’incontro con il Papa, il leader palestinese è atteso infatti da altri colloqui di alto profilo, che lo vedranno confrontarsi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questo fitto calendario di incontri, che si snoderà nel corso della giornata di venerdì, dimostra quanto la questione mediorientale resti un tema centrale nell’agenda internazionale, capace di mobilitare le cancellerie e di richiedere un costante lavoro di dialogo, del quale l’appuntamento in Vaticano rappresenta una tappa significativa, sebbene non conclusiva.




