Abu Mazen a Roma: la richiesta a Mattarella e la cautela di Meloni sul riconoscimento della Palestina
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Redazione Interno
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La visita romana di Mahmoud Abbas, il leader palestinese noto come Abu Mazen, ha riacceso i riflettori su una questione diplomatica tra le più spinose, consegnando alla cronaca due incontri istituzionali dal tenore sensibilmente differente. Ospitato al Quirinale, dove ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese ha trovato un’apertura che, seppur nel solco della tradizionale prudenza del Colle, è parsa accogliere le sue sollecitazioni con un ascolto partecipe; un tono, il suo, che ha sottolineato l’urgenza di un gesto politico che l’Italia, in verità, ha sin qui rimandato. La richiesta, avanzata con toni misurati ma fermi, è quella di un riconoscimento formale dello Stato di Palestina, considerato da Abu Mazen un passaggio ormai non più dilazionabile per dare sostanza a una soluzione negoziale che le recenti vicende hanno reso sempre più evanescente.
L'appello al Quirinale e la posizione di Palazzo Chigi
Proprio durante il colloquio con il capo dello Stato, come riportato da agenzie di stampa, Abbas ha articolato la sua argomentazione principale, insistendo sulla necessità di proteggere il principio dei due Stati, il quale – a suo dire – verrebbe sistematicamente eroso da una serie di azioni israeliane che ne minano la stessa premessa territoriale e politica. L’incontro con Mattarella, che alcuni osservatori hanno letto come un tentativo di aggirare gli indugi dell’esecutivo, ha dunque offerto al leader palestinese una tribuna autorevole per rilanciare una richiesta che da anni attende una risposta chiara da parte della comunità internazionale. La risposta del Quirinale, com’è nel suo stile, si è mantenuta su un piano di generale sostegno al processo di pace, senza però impegnarsi in una presa di posizione univoca che possa vincolare l’azione di governo.
Il faccia a faccia con la premier e la richiesta ufficiale
Ben diversa, com’era prevedibile, l’atmosfera a Palazzo Chigi, dove Abbas si è recato nel pomeriggio per un colloquio privato con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In quell’occasione, la richiesta è stata formalmente presentata, con il leader palestinese che – stando a quanto diffuso dall’agenzia ufficiale Wafa – ha esortato l’Italia a compiere quel passo diplomatico, definendolo cruciale per le sorti future della regione. La premier, da parte sua, ha mantenuto un profilo cauto, ascoltando le argomentazioni dell’ospite senza però sbilanciarsi verso un’adesione immediata alla sua richiesta; una posizione che riflette le divisioni interne alla maggioranza e la complessità di un dossier che coinvolge molteplici attori, internazionali e non. La differenza di approccio tra i due incontri romani delinea perciò un quadro politico frastagliato, nel quale le istanze di Abu Mazen trovano sponde differenti a pochi metri di distanza.
Il piano per Gaza e la commissione di pace americana
In un’intervista televisiva rilasciata nel corso della sua permanenza, Abu Mazen ha infine toccato anche il tema della ricostruzione di Gaza, annunciando un piano che prevede due fasi distinte. La prima, che riguarda la conclusione dell’accordo di pace con Israele, non risulta ancora completata, mentre la seconda – che egli definisce di costruzione di una governance per l’enclave – dovrebbe essere affidata a un Alto consiglio palestinese di natura tecnocratica. A questo progetto, ha specificato, si affiancherà il lavoro di una commissione di pace internazionale, la quale sarà presieduta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e che riceverà il sostegno dell’Autorità Palestinese; un elemento, quest’ultimo, che inserisce la vicenda in uno scenario geopolitico più ampio, dove le iniziative americane tentano di ritagliarsi uno spazio dopo periodi di stallo.




