Mps, la domenica di fuoco di Lovaglio: l'offerta su Bpm per sfuggire a Intesa
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Redazione Economia
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Il grande portone di Rocca Salimbeni è spalancato. Non è una di quelle aperture domenicali dedicate alla promozione culturale della sede storica, ma una giornata di lavoro vero e proprio, anzi di più, perché dopo il ciclone che ha travolto il progetto di fusione con Banco Bpm, per l'amministratore delegato Luigi Lovaglio e il suo stato maggiore gli straordinari sono diventati indispensabili.
La pietra serena dell'edificio senese brucia sotto un sole che sembra ricordare i carboni ardenti, eppure per i vertici del Monte è un giorno come un altro, se non più intenso, perché il tempo stringe e la partita per il futuro dell'istituto più antico del mondo si gioca adesso, in attesa di capire quale sarà la prossima mossa.
Offerta Mps su Bpm, l'ultima idea di Lovaglio
Archiviata venerdì la trattativa per una fusione alla pari tra Monte dei Paschi e Banco Bpm, frenata dal veto del primo azionista di piazza Meda, i francesi di Credit Agricole, Luigi Lovaglio potrebbe non darsi per vinto. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il manager della banca senese starebbe già studiando la mossa successiva e, a questo punto, non si tratterebbe più di attendere il Banco, ma di provare a conquistarlo con un'offerta diretta di Mps.
L'opzione, che rappresenterebbe un ribaltamento totale degli scenari di poche settimane fa, farebbe di Monte dei Paschi un aggressore nei confronti dell'ex pretendente, in una partita che si sta facendo sempre più complessa e che vede sullo sfondo l'ombra incombente di Intesa Sanpaolo, pronta a fare la sua parte.
L'allarme sull'eccessiva concentrazione
L'idea di un'acquisizione di Banco Bpm da parte di Mps non è l'unico fronte su cui Lovaglio si sta muovendo in queste ore. Il numero uno di Rocca Salimbeni ha infatti lanciato un allarme a livello internazionale, raccolto dal New York Times in un ampio reportage, in cui ha espresso tutta la sua preoccupazione per i possibili esiti di una concentrazione bancaria che rischierebbe di soffocare il tessuto produttivo italiano.
"Come si può avanzare un'offerta per smantellare la banca più antica del mondo, una banca che era nel pieno di una fase di risanamento?", ha dichiarato Lovaglio, sottolineando il paradosso di una possibile scalata ostile che metterebbe in discussione il lavoro di ristrutturazione portato avanti in questi anni. Il manager ha messo in guardia dal rischio di un'eccessiva concentrazione, che a suo dire potrebbe ostacolare la crescita delle piccole e medie imprese, il vero motore dell'economia del Paese, in una fase in cui il credito è già reso più difficile dalle condizioni monetarie restrittive.
La strategia difensiva contro l'offerta di Intesa
La valutazione di un'offerta su Bpm non è fine a se stessa, ma rappresenta una pedina fondamentale nella strategia difensiva che Lovaglio sta orchestrando per respingere l'interesse di Intesa Sanpaolo. Il colosso guidato da Carlo Messina, già da tempo attento alle vicende del Monte, rappresenta la minaccia più concreta per l'indipendenza della banca senese, e l'idea di rilevare Bpm servirebbe proprio a creare un polo alternativo in grado di arginare le mire del maggiore istituto di credito nazionale.
L'ipotesi, che nei giorni scorsi aveva già iniziato a circolare negli ambienti finanziari, acquisisce ora una consistenza maggiore, anche se le difficoltà operative e il peso di un'operazione di tale portata rimangono ostacoli notevoli da superare. Dopo il fallimento del matrimonio alla pari, il rischio di rimanere schiacciati tra le maglie di una partita a tre è concreto, e il vertice di Rocca Salimbeni è chiamato a rispondere con mosse rapide e precise.
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