Monte dei Paschi sfida Intesa con doppia offerta su Bpm e Banca Generali, via libera del cda al piano Lovaglio
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Redazione Economia
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Ore di fuoco a Siena, dove il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi ha dato il via libera – seppur con quattro astensioni di peso – al piano presentato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Una doppia offerta pubblica di scambio, indirizzata rispettivamente a Banco Bpm e a Banca Generali, rappresenta la risposta alla maxi-opas da oltre 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo. L'obiettivo dichiarato è ambizioso: creare un polo bancario nazionale, con proiezioni europee, che possa vantare un valore complessivo di circa 70 miliardi di euro.
La strategia dell’attacco per non arrendersi all'opas di Intesa
Nessun arrocco, nessuna ritirata strategica. La filosofia che ha guidato l'ad Lovaglio, figura nota per il suo approccio battagliero e determinato, è stata quella per cui la miglior difesa si concretizza in un attacco tempestivo e calibrato. La riunione del cda, convocata alle nove del mattino, si è protratta per oltre sette ore, segno evidente delle complessità e delle divergenze emerse all'interno dell'organismo.
La doppia controffensiva, messa a punto per ribattere al progetto di Carlo Messina che mirava ad assorbire l'istituto senese, ha ottenuto il via libera, spostando ora l'ago della bilancia del risiko bancario nella metà campo di Ca' de Sass. La valutazione di Intesa, però, verrà rimandata all'esame delle proposte formali che arriveranno dai palazzi di Piazza Meda e del Leone di Trieste.
Il gioco delle alleanze e il peso della politica nel risiko
La mossa di Lovaglio arriva al termine di una fase complessa per il Monte dei Paschi, segnata da equilibri azionari e dinamiche di potere tutt'altro che lineari. Il progetto iniziale, che vedeva il centro-destra affiancare gli imprenditori Caltagirone e la famiglia Del Vecchio (attraverso Delfin) in un'operazione chiave per acquisire il controllo di Mediobanca e, di riflesso, una fetta rilevante di Generali, ha subito una brusca accelerazione. Se da un lato l'operazione è riuscita a garantire a Mps il controllo di Mediobanca e una quota del 13% in Generali, dall'altro il fronte si è spezzato.
Oggi Caltagirone (che detiene il 10,15% del Leone) e gli eredi Del Vecchio (col 6,32%) non sono più allineati con la strategia di Siena, di fatto annullando la forza di un blocco che avrebbe potuto esercitare un'influenza determinante sul gruppo assicurativo. Una spaccatura che ridisegna gli scenari e che ha di fatto costretto Lovaglio a giocarsi una carta diversa, più offensiva e meno dipendente da alleanze esterne.
I numeri dell'operazione e il dividendo straordinario
Il consiglio di amministrazione ha deliberato non solo il lancio delle due offerte pubbliche di scambio, ma anche l'intenzione di distribuire un dividendo straordinario ai propri azionisti, la cui entità è stata quantificata in 4 miliardi di euro. Una cifra che ha l'obiettivo di rendere più appetibile l'operazione agli occhi dei soci di Banco Bpm e Banca Generali, consolidando al contempo la struttura patrimoniale del nuovo polo che verrebbe a crearsi.
Lovaglio, forte del sostegno del cda (nonostante le astensioni che segnalano un certo scetticismo interno), punta a creare un soggetto bancario in grado di competere con i grandi colossi europei, arginando la mossa espansionistica di Intesa Sanpaolo che, dal canto suo, aveva già messo in conto la possibilità di un rilancio. Lo stesso Carlo Messina, in un'intervista rilasciata a Bloomberg Tv lo scorso giugno, aveva dichiarato di essere consapevole di possibili contromosse, pur sottolineando il paletto rappresentato dall'ingente offerta in denaro.
Le reazioni del mercato e l'attesa per le decisioni di Intesa
La comunicazione ufficiale della doppia offerta ha scosso i mercati finanziari, già resi nervosi dalle turbolenze estive e dalle incertezze geopolitiche. L'operazione prospettata da Lovaglio, se portata a termine, ridefinirebbe in maniera sostanziale gli assetti del credito italiano, creando un polo alternativo al dominio di Intesa e Unicredit. La palla, ora, passa interamente a Carlo Messina e al suo team di Ca' de Sass.
L'istituto guidato dall'ad dovrà valutare la consistenza e la fattibilità delle due offerte pubbliche di scambio, decidendo se rilanciare ulteriormente o se rivedere le proprie strategie alla luce di questa nuova variabile. La partita, giocata sul filo dell'equilibrio tra piani industriali, velleità espansionistiche e inevitabili riflessi politici, si preannuncia ancora lunga e ricca di colpi di scena.
Il fronte del risiko, insomma, si allarga, coinvolgendo ora direttamente anche Banco Bpm e Banca Generali, chiamate a valutare la bontà dell'offerta di Siena rispetto ai propri piani strategici di lungo periodo.
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