Le pmi e l’assicurazione catastrofale obbligatoria, un appuntamento che torna a stringere i tempi
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Redazione Economia
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Il prossimo 31 dicembre segna, al momento, una scadenza cruciale per una fetta rilevante del sistema produttivo italiano, chiamato a dotarsi di una copertura assicurativa contro i rischi derivanti da calamità naturali. Terremoti, alluvioni, frane ed eventi climatici estremi, che ormai non costituiscono più un’eccezione ma una minaccia ricorrente, hanno infatti impresso una svolta nella normativa, spingendo il legislatore verso l’introduzione di un obbligo che interessa in particolare le piccole e medie imprese. Queste ultime, che costituiscono l’ossatura dell’economia nazionale, si trovano spesso nella condizione di maggiore vulnerabilità, sia per la localizzazione degli immobili e delle attività, sia per la tradizionale minore propensione a stipulare polizze contro eventi considerati, a torto, remoti.
Un quadro di danni che rende inevitabile la copertura
I dati, del resto, offrono un quadro di esposizione al rischio che non lascia spazio a molte esitazioni. Un’analisi dell’istituto mUp Research, diffusa nell’autunno del 2024, ha quantificato in oltre 278mila le imprese che hanno subito danni legati a eventi naturali nel solo anno precedente, con una stima delle perdite che si aggira attorno ai tre miliardi di euro. Cifre che, oltre a rappresentare un colpo severo per la tenuta finanziaria delle singole aziende, hanno un impatto sistemico su interi territori e distretti produttivi, rallentandone la ripresa e compromettendone la capacità di generare occupazione. L’obbligo di polizza, di conseguenza, si configura non solo come un adempimento burocratico ma come uno strumento di resilienza collettiva, destinato a garantire, in caso di disastro, risorse immediate per la riparazione dei danni e la continuità operativa.
Il percorso normativo e le richieste di estensione delle proroghe
Il cammino verso questa scadenza non è stato lineare, registrando tentativi di modifica dei tempi di adeguamento. Una precedente versione del decreto legge Milleproroghe, approvato a dicembre, aveva infatti contemplato uno slittamento degli obblighi per alcune specifiche categorie di pmi, come gli esercenti la somministrazione di alimenti e bevande e le imprese del settore della ricettività turistica. La nuova bozza dello stesso provvedimento, tuttavia, sembra aver ridimensionato tale deroga, prevedendo ora una proroga generale, ma accorciata, fino al marzo dell’anno successivo. Una soluzione che, se da un lato concede un ulteriore respiro per organizzarsi, dall’altro mantiene una pressione temporale significativa sulle imprese, chiamate a confrontarsi con un mercato assicurativo in evoluzione e a valutare clausole e condizioni di polizza.
Le implicazioni pratiche e la gestione della scelta
Per le piccole e medie imprese, la gestione di questa scelta fondamentale richiede un’attenta valutazione. Non si tratta semplicemente di ottemperare a un obbligo di legge, ma di selezionare una copertura adeguata al profilo di rischio specifico dell’attività, che può variare sensibilmente a seconda della zona geografica, della tipologia di immobile e dei beni contenuti. Alcuni di loro, attraverso le loro associazioni di rappresentanza, hanno espresso la posizione secondo cui una proroga delle polizze catastrofali dovrebbe essere estesa a tutte le micro e piccole imprese, sottolineando le difficoltà che un adempimento così impegnativo può comportare in una fase economica complessa. La questione, quindi, oltre che normativa e assicurativa, assume una chiara dimensione economico-gestionale, toccando i margini di competitività e la pianificazione degli investimenti per la parte più numerosa del tessuto imprenditoriale nazionale.




