Sinner, la fragilità del campione e quel crollo che nessuno si aspettava

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il mito perfetto, si sa, prevede che l’eroe muoia giovane, possibilmente in battaglia o al volante di una Porsche 550 Spider sulla route 466 della California, perché solo la gioventù bruciata diventa subito leggenda. Ma agli antipodi di James Dean viaggia Jannik Sinner, il ragazzo italiano che giovedì 28 maggio ha vissuto la sua personale morte sportiva in diretta da Parigi, appiedato da una crisi fisica improvvisa che l’ha consegnato al carneade di turno, Juan Manuel Cerundolo, nel torneo che avrebbe dovuto dominare.

Il numero uno al mondo, però, non è certo un ragazzo che si arrende di fronte alle crepe del suo stesso corpo; anzi, ha già dichiarato di aver capito cosa è successo sul rosso parigino, quando il suo fisico ha ceduto senza preavviso a metà del match, ma al tempo stesso ha ammesso di non essere ancora certo di aver definitivamente risolto l’enigma. “Abbiamo capito cosa mi è successo – ha spiegato l’altoatesino – ma potrebbe succedere ancora perché non è che la soluzione si trova subito, è qualcosa di più ampio, e sto facendo tutto il possibile per evitarlo”.

Il mistero di un crollo che ha scosso il circuito

Mentre Sinner si prepara a scendere in campo domani per il match di terzo turno a Wimbledon contro Jenson Brooksby, nel circuito internazionale si continua a discutere di quanto accaduto a Parigi, e le ipotesi si rincorrono senza trovare una verità univoca. Nelle ultime ore, a gettare benzina sul fuoco delle speculazioni ci ha pensato John McEnroe, l’ex campione che ha analizzato la situazione del tennista italiano con la schiettezza che lo contraddistingue, rilasciando dichiarazioni piuttosto nette ai microfoni della BBC.

“So per certo che Sinner e il suo team hanno fatto molti test nelle due settimane successive – ha detto McEnroe – e scommetto che stanno ancora cercando di capire cosa sia successo definitivamente”.

Le sue parole, in realtà, non fanno che confermare il clima di incertezza che aleggia attorno alle condizioni del giocatore, ma colpiscono perché arrivano da chi ha vissuto sulla propria pelle le pressioni del vertice e conosce bene il prezzo da pagare per restarci. L’ex tennista americano sembra quasi suggerire che il problema non sia puramente fisico, o almeno non lo sia in via esclusiva, ma che vada inquadrato in un contesto più ampio, fatto di stress accumulato e di un calendario che non lascia tregua nemmeno ai migliori.

Psiche e corpo, il peso di essere il numero uno

Se da un lato gli esperti tecnici si interrogano sulle strategie di preparazione atletica e sui margini di miglioramento nella gestione delle energie, dall’altro c’è chi guarda al versante psicologico come a una variabile cruciale per comprendere la debolezza mostrata dal tennista sulla terra rossa francese.

Paolo Crepet, psichiatra e commentatore noto per le sue incursioni nel mondo dello sport, ha colto l’occasione per lanciare un allarme che va ben oltre il singolo episodio, mettendo in guardia sul messaggio che il mito della perfezione rischia di trasmettere ai giovani che osservano Sinner e lo prendono a modello.

Per Crepet, il problema non è tanto il crollo in sé, quanto la narrazione che lo circonda, quell’idea di invincibilità che viene proiettata sui campioni e che finisce per trasformare ogni caduta in una sorta di tradimento nei confronti delle aspettative. Il ragazzo che vince tutto, che non sbaglia mai, che risponde a ogni colpo con la stessa freddezza chirurgica, improvvisamente si scopre fragile e umano, e questa scoperta potrebbe rivelarsi paradossalmente più preziosa di qualsiasi trofeo.

Tra accorgimenti tecnici e ricerca di stabilità

Sinner intanto, nel tentativo di scongiurare il ripetersi dell’incubo, ha adottato una serie di misure che spaziano dai gilet refrigeranti ai continui cambi di maglia, passando per gli integratori e per un monitoraggio costante dei parametri vitali, quasi a voler costruire un sistema immunitario artificiale contro le insidie del caldo e della fatica.

L’esperta consultata dagli addetti ai lavori ha ricordato che non bisogna mai sottovalutare la combinazione letale di temperature elevate, partite ravvicinate e carico mentale, tre fattori che insieme possono mettere in ginocchio anche l’atleta più preparato.

La soluzione, però, non è immediata, e lo stesso Sinner lo ha ammesso con onestà, lasciando intendere che si tratta di un percorso a tappe, fatto di prove ed errori, in cui la certezza lascia il posto alla pazienza e alla capacità di ascoltare i segnali di un corpo che, altrimenti, potrebbe ribellarsi ancora. E mentre il mondo del tennis si interroga sulle cause di quella giornata maledetta, l’altoatesino si prepara a scendere sull’erba di Wimbledon con la consapevolezza che, a volte, per diventare davvero grandi, bisogna fare i conti con i propri fantasmi.

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