Oppo Find X9 Ultra, la recensione di uno smartphone che è (soprattutto) una macchina fotografica professionale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
C’è un momento, durante l’utilizzo del nuovo Oppo Find X9 Ultra, in cui si smette definitivamente di pensare a questo dispositivo come a un telefono. Succede quando lo si estrae dalla tasca non per rispondere a una chiamata – operazione per la quale sarebbe comunque perfettamente in grado, intendiamoci – ma per immortalare un dettaglio lontanissimo, magari nascosto tra le pieghe di un palazzo o durante un concerto, e ci si accorge che il risultato ottenuto è semplicemente fuori scala. L’impatto, lo confesso, è stato devastante: questo non è un semplice aggiornamento di gamma, bensì un vero e proprio “super top di gamma” votato all’imaging, un oggetto che alza la posta in gioco in modo quasi irriverente. Oppo, con questa creatura, sfida apertamente i giganti della fotografia tradizionale, dimostrando che la convergenza tra ottica professionale e computazione mobile ha raggiunto un punto di svolta.
Una cavalcata di sensori che ridisegna gli standard del settore
La strategia di Oppo, nel segmento ultra-premium, è chiara e viene da lontano: presidiare il mercato di chi mette la qualità d’immagine al primo posto, senza se e senza ma. Se i precedenti Find X8 Pro e X9 Pro avevano già mostrato i muscoli, questo Find X9 Ultra li mette in mostra con una violenza tecnica inaudita. Il cuore pulsante del comparto è un sistema a cinque fotocamere posteriori, frutto della collaborazione ormai consolidata con Hasselblad. A impressionare non è solo il numero, ma l’effettiva utilità di ciascuna lente: non c’è spazio per sensori spazzatura, qui ogni elemento ha un ruolo preciso. Troviamo due sensori principali da 200 Megapixel – uno per la camera principale (un Sony Lytia 901 da 1/1,12 pollici) e uno dedicato al teleobiettivo 3x – affiancati da un’ottica ultra-grandangolare da 50 Megapixel. E poi c’è lei, la regina della festa: un teleobiettivo periscopico da 50 Megapixel capace di uno zoom ottico 10x, una follia ingegneristica che Oppo è riuscita a incastrare in uno spessore di appena 9,1 millimetri grazie a una struttura a pentaprisma con cinque riflessioni interne.
L’ingegneria ottica al servizio della distanza e della luce
Realizzare uno zoom ottico 10x su uno smartphone è una sfida contro le leggi della fisica, una di quelle che di solito lasciano il tempo che trovano nei comunicati stampa. E invece, nel caso del Find X9 Ultra, la sostanza è sorprendente. La struttura a specchi utilizzata da Oppo non solo riduce l’ingombro del modulo del 30%, ma garantisce una nitidezza che tiene testa fino a ingrandimenti di 20x senza un degrado percepibile. Si arriva a spingersi fino a 120x, ma è lì che l’intelligenza artificiale inizia a farsi pesantemente sentire, restituendo risultati che definirei “interessanti” più che naturali. Affiancato a questo mostro di focali lunghe, il teleobiettivo 3x da 200 Megapixel merita un capitolo a parte: grazie a un sensore enorme (1/1,28 pollici) e a una apertura f/2.2, cattura una quantità di luce impressionante, rendendolo il candidato ideale per i ritratti notturni e per le macro, grazie a una distanza minima di messa a fuoco di soli 15 centimetri.
Il tocco di Hasselblad e una missione dichiaratamente fotografica
Non basterebbe l’hardware, però, a giustificare l’etichetta di “rivoluzione”. È qui che entra in gioco Hasselblad, il marchio svedese che ha accompagnato la Nasa sulla luna, la cui impronta si sente in modo preponderante nella resa cromatica e nella “Master Mode”. Quest’ultima è una scelta coraggiosa da parte di Oppo: disattiva gran parte degli algoritmi AI aggressivi, quelli che tendono a schiarire le ombre o a saturare artificiosamente il cielo, per restituire un contrasto più secco, più analogico, molto simile a quello che ci si aspetterebbe da una mirrorless di medio formato. Per i puristi, poi, c’è la possibilità di scattare in RAW a 16 bit. A completare il quadro, arriva in Italia anche il kit “Hasselblad Earth Explorer”, un accessorio che trasforma il telefono in una bestia ancora più feroce: include un teleconverter ottico che, agganciato al tele 3x, spinge lo zoom ottico a 13x (300mm equivalenti), sfiorando i 60x in modalità ibrida. Costa caro – 599 euro solo la lente – ma per chi viene da concerti o safari, è una manna.
Specifiche da ammiraglia e un prezzo da fuoriserie tecnologica
Ovviamente, un comparto fotografico del genere non viaggia da solo. Per gestire il flusso di dati di sensori da 200MP e i video in 8K, Oppo ha montato il processore Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5. Il display è un pannello LTPO AMOLED da 6,82 pollici con risoluzione QHD+ e frequenza di aggiornamento variabile fino a 144 Hz, protetto da Gorilla Glass Victus 2. E a proposito di resistenza, la certificazione IP69 lo rende immune non solo alla polvere e agli spruzzi, ma anche ai getti d’acqua calda ad alta pressione. La batteria tocca i 7.050 mAh con ricarica rapidissima a 100W via cavo o 50W in wireless. Tutto questo, però, ha un prezzo. Il Find X9 Ultra arriva in Italia a 1.699,99 euro, una cifra che lo colloca nella stratosfera dei dispositivi di lusso. Una cifra che, per chi cerca solo uno smartphone, è follia; ma per chi cerca una fotocamera professionale che faccia anche telefonate, è forse il miglior affare del momento.




