Salvini punta al Viminale mentre la Lega accoglie Musk e rilancia il federalismo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tra gli echi dei deliri di Elon Musk, ospite d’onore del primo giorno di lavori, e il ritorno prepotente delle istanze federaliste – persino le macroregioni care a Gianfranco Miglio – il congresso della Lega a Firenze ha sancito una richiesta chiara: le dimissioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ritorno di Salvini al Viminale. Indicato dal partito nel 2022, Piantedosi si è progressivamente allontanato dal Carroccio, finendo ora archiviato senza troppi rimpianti. A lanciare la proposta è stato il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, seguito a ruota da altri big del partito: da Massimiliano Romeo a Andrea Crippa, da Claudio Durigon al segretario veneto Alberto Stefani, fino al governatore del Friuli Massimiliano Fedriga. Tutti concordi: «Tocca a Matteo».

La standing ovation che ha accolto l’appello durante i lavori alla Fortezza da Basso ha trasformato quello che poteva sembrare un sassolino in una valanga, destinata a far discutere la maggioranza. Salvini, seduto in platea, è rimasto impassibile, «riflessivo» secondo i suoi. Ma il messaggio è chiaro: la Lega vuole riprendersi il ministero chiave, nonostante il netto rifiuto opposto da Giorgia Meloni subito dopo l’assoluzione del leader leghista nel processo sul caso Diciotti.

Intanto, il partito ha approvato il nuovo statuto, che sancisce definitivamente la trasformazione da Lega Nord a formazione nazionale, aprendo anche ai leghisti del Sud. Il testo, votato per alzata di mano sotto la presidenza di Giancarlo Giorgetti, rafforza ulteriormente la figura del segretario, il cui mandato passa da tre a quattro anni. Un cambio che consolida ulteriormente il ruolo di Salvini, mentre la macchina del partito si prepara a una nuova fase, tra spinte autonomiste e la volontà di riconquistare centralità a Roma

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